giovedì 9 luglio 2015

Vico Equense – Fino al 12 luglio Social Word Film Festival. Artisti di fama internazionale e selezione di registi under 35


Luis Bacalov è stato il grande protagonista della serata dedicata alle colonne sonore del cinema mondiale, inserita nel Social Word Film Festival di Vico Equense. L’ottantaduenne maestro argentino,  naturalizzato italiano, vincitore dell’Oscar per la musica del film “Il postino”nel 1996, si è esibito nell’esecuzione di celeberrimi brani scritti da lui stesso e da altri grandi compositori del cinema e non ha deluso l’attesa degli spettatori eseguendo per ben due volte il tema de “Il postino”, ultimo film interpretato dal grande Massimo Troisi. Una intensa commozione ha attraversato la platea riportando alla memoria le bellissime sequenze nelle quali Troisi appariva già molto provato dal male al cuore che lo portò via.
 La suggestione e i ricordi che hanno attraversato piazza Mercato, denominata “Arena Loren” in occasione del Festival, hanno fatto dimenticare la lunga diatriba giudiziaria nata proprio sul tema de “Il postino” tra Bacalov e i musicisti Sergio Endrigo e Riccardo Del Turco, i quali rivendicavano la paternità del brano. La questione si è chiusa solo nel 2001, quando Bacalov è giunto a una conciliazione con le controparti, senza mai ammettere di aver commesso un plagio. Ma Bacalov è pur sempre un grande compositore che ha lavorato con i più famosi registi internazionali e la sua presenza a Vico Equense ha segnato un passaggio culturale di grande qualità regalando momenti di forte intensità musicale scanditi dalle vitalissime mani dell’anziano compositore.
E stata la prima volta di un premio Oscar al Social Word Film Festival che è alla quinta edizione nel comune di Vico Equense. La manifestazione quest’anno si è fregiata della presenza di un altro artista internazionale di grande spessore, l’attore Franco Nero e accoglierà nelle prossime serate un omaggio a Francesco Rosi con il film “Le mani sulla città”, interpretato dall’ex sindaco di Vico Equense Carlo Fermariello. Il film verrà proiettato nell’”Arena Loren” e vi assisteranno in prima fila d'onore la moglie di Fermariello, Ginette,  e la sorella  Fernanda.
Altre presenze d’eccezione Riccardo Scamarcio e Valeria Golino. L’attrice in particolare è la "Madrina" della manifestazione e parteciperà con il film “Miele” da lei stessa magistralmente diretto nel 2013, riproposto nella serata di venerdi 10 luglio. Da vedere assolutamente anche la bellissima pellicola “Anime Nere” di Francesco Munzi che ha collezionato una quantità notevole di David di Donatello. Ovviamente, per chi avrà voglia di entrare nella “Sala Troisi”, ovvero Teatro Mio, alle 11.00 del mattino prima di andare al mare.
In questa edizione, come in quelle precedenti, ha avuto luogo la selezione di corto e lungometraggi a sfondo sociale di giovani registi under 35. La sezione, che prevede anche un concorso e una premiazione delle opere presentate, è il cuore pulsante del Social Word Film Festival e ne garantisce i finanziamenti regionali. Oltre al clamore del red carpet con artisti affermati, la kermess è infatti anche una vetrina per giovani aspiranti cineasti selezionati e premiati da una giuria composta in gran parte da studenti delle scuole italiane. Questa sezione del Festival è poco seguita dal pubblico benché sia una vera immersione nel cinema giovanile italiano ed estero, non sempre di qualità ma di sicuro interesse. Purtroppo gli orari un po’ infelici, nelle ore più calde della giornata, non hanno incentivato la partecipazione del pubblico.
E ancora una volta si sente la mancanza di una sala cinematografica in città. L’Arena Loren ospita un bellissimo palco con un grande schermo, ma non è esente dai rumori della strada, nonostante gli sforzi dell’amministrazione di evitare contaminazioni chiudendo al traffico il Corso Filangieri. Gli altri ambienti selezionati per le proiezioni non hanno una buona acustica e sembrano inadeguate a un evento del genere. Eppure la manifestazione rappresenta una opportunità ghiotta per la città, per la diffusione dello spirito di accoglienza delle strutture alberghiere e di svago, ma è innegabile che fare una kermess sul cinema quando la vecchia sala cinematografica aspetta ancora di essere ricostruita suona come una beffa per chi il cinema lo ama davvero. 
Tuttavia si spera che ci siano altre edizioni del Festival nella meravigliosa cittadina vesuviana spesso carente di iniziative di spessore culturale. Il costo sostenuto dal comune per organizzare l’evento può essere risarcito nel tempo da un ritorno turistico e di immagine e dalla sensibilizzazione dei residenti verso i temi sociali e culturali che accompagnano tutto il Social Word Film Festival.
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Nella foto: il maestro Bacalov. Immagine presa dal web

Vico Equense – Giuseppe Dilengite riporta in città la musica jazz


Vico Equense ospita tre belle serate di musica jazz organizzate dall’avv. Giuseppe Dilengite. L’avvocato si presenta al pubblico della sua città per la quale, in qualità di sindaco qualche anno fa, organizzava il “Vico Jazz Festival” una importante manifestazione alla quale hanno partecipato jazzisti internazionali che richiamavano un pubblico appassionato e qualificato proveniente da tutta Italia e da oltre confini. Il festival si è interrotto in quanto l’amministrazione odierna ha scelto di non continuare quell’esperienza esaltante per contenuti e qualità, negando alla città di Vico Equense una manifestazione di notevole attrattiva turistica e culturale.  Dilengite, oggi consigliere comunale, si propone alla tromba per il giorno 9 luglio insieme ad altri artisti presso il ristorante Torre Ferano per una serata all’insegna della buona tavola e della buona musica.
”Il quartetto che suona a Torre Ferano – dice Dilengite - è composto da Michele Di Martino al pianoforte, musicista eccelso di Castellammare di Stabia e Stefano Tatafiore ottimo e raffinato batterista napoletano, entrambi di livello internazionale. Essi sono vecchi amici e maestri sia del bassista, avv. Gianpiero De Honestis che miei. Ci fanno letteralmente l'onore di suonare con noi che siamo modesti ma tenaci amatori del Jazz.”
 
Michele Di Martino Pianista nato a C/mare di Stabia nel 1966, si dedica allo studio del pianoforte sin dai primi anni della sua infanzia con ottimi risultati. Consegue il diploma in pianoforte col massimo dei voti al conservatorio di Salerno sotto la guida del maestro Adriana Mannara e si avvicina allo studio della musica jazz partecipando ai seminari di Siena jazz ed ai workshops newyorkesi di Jaki Byard,Fred Hersch e Barry Harris. Molto importante la sua frequentazione con il batterista napoletano Antonio Golino, autentica figura carismatica del Jazz partenopeo col quale collaborerà per diversi anni. Svolgendo la sua attività concertistica ha collaborato con eccellenti nomi della scena mondiale del jazz quali Sonny Fortune, Steve Grossmann, Rick Margitza ed altri. Attualmente e' impegnato in un progetto dedicato a Cole Porter con un quintetto guidato da Daniele Scannapieco e Walter Ricci, testimoniato da un Cd di recente uscita edito da Picanto Records.
Napoletano, classe 1962, appassionato di musica classica, Stefano Tatafiore è un batterista jazz dallo stile fluido, moderno ma assai attento alla tradizione. Nel video girato all’Otto Jazz Club di Napoli è protagonista di un intenso assolo su “Footprints” di Wayne Shorter.
 
“La cosa più bella - continua Dilengite - è che, sebbene di altissimo livello, questi due grandi musicisti con grande umiltà suonano insieme a noi per puro spirito di amicizia e divertimento.”
Per i prossimi appuntamenti, il  24 luglio e il 27 agosto, il gruppo si sposta alle “Axidie” per altre serate memorabili di bella e buona musica.
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Nella foto: Giuseppe Dilengite

domenica 28 giugno 2015

Vico Equense – La città intitola a Gerardo Chiaromonte la piazzetta della Marina di Vico. L’ex consigliere Cardone è soddisfatto:” Grazie all’Amministrazione e al Sindaco.”


Il 26 giugno scorso Vico Equense ha intitolato a Gerardo Chiaromonte la splendida piazzetta della Marina di Vico.  Un angolo di paradiso che al senatore comunista senza dubbio piaceva moltissimo, situato proprio sotto la casa dove aveva scelto di vivere con la famiglia gli ultimi anni della sua vita.
Una cerimonia bella e commovente ha chiuso il lungo percorso che sempre si accompagna a eventi come questi. Avere i permessi necessari è abbastanza laborioso e le carte devono passare attraverso gli uffici competenti per ottenere il benestare delle autorità. Già da quasi sei anni si attendeva che l’istanza arrivasse al traguardo, da quando cioè l’ex Consigliere Pasquale Cardone chiese alla Giunta in carica nel 2009 di avviare tutte le procedure necessarie a intestare due piazzette, alla Marina di Vico e a Montechiaro, rispettivamente a Gerardo Chiaromonte e a Manlio Rossi Doria, due uomini di grande spessore politico e culturale che avevano dato lustro alla Città durante il loro percorso di vita.
Per loro scelta entrambi sono sepolti a Vico Equense. Chiaromonte nel cimitero di S. Francesco, accanto al suo compagno di partito ed ex Sindaco Carlo Fermariello e Rossi Doria nel piccolo cimitero di Montechiaro, come ricorda oggi lo stesso Consigliere Cardone “Tutti sanno che erano molto legati alla nostra città tanto da averla scelta come luogo di vacanza e come ultima dimora. Chiaromonte in particolare aveva anche un rapporto molto vivace col partito comunista di Vico Equense e non ha mai fatto mancare la sua presenza e il suo interessamento per le vicende politiche di quel tempo. Era molto vicino ai compagni e dava loro sostegno morale.”
Alla cerimonia di intitolazione alla Marina di Vico sono intervenute personalità di spicco della politica italiana, oltre alla moglie e alle figlie di Chiaromonte e i messaggi commossi del Ministro Orlando, del Presidente del Senato Grasso e di Giorgio Napolitano che ha percorso con il Senatore un lungo tratto di vita politica. Il Consigliere Cardone ringrazia tutta l’Amministrazione Comunale e il Sindaco Migliaccio per aver dato il giusto riconoscimento a un intellettuale e uomo delle Istituzioni  e si augura, altresì, che quanto prima vada in porto anche l’intitolazione della piazzetta di Montechiaro a Manlio Rossi Doria. -“Non ci sono ostacoli a che ciò avvenga in tempi brevi. – dice il Consigliere - I permessi e le delibere hanno viaggiato insieme e non c’è bisogno di altri timbri. Speriamo di poter assistere presto a un’altra bellissima cerimonia.”
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
nelle foto: momenti della cerimonia; l'ex Consigliere Pasquale Cardone

giovedì 25 giugno 2015

Vico Equense - Inizia l’Amministrazione Migliaccio. Resterà in carica fino al 2016


Dopo la sconfitta elettorale di Gennaro Cinque alle regionali, il testimone sullo scranno di primo cittadino è passato al Facente Funzioni, l’avv. Benedetto Migliaccio. Il compito che si è assunto Migliaccio non è tra i più agevoli in quanto sarà difficile sostituire nel cuore dei Vicani l’amatissimo Cinque eletto per ben due volte con un suffragio che sfiorava il 70% delle preferenze.
I due sono molto diversi per cultura e impostazione mentale. Personaggio verace e carismatico, Gennaro Cinque aveva stabilito coi concittadini un rapporto alla pari basato su una sincronia intima e profonda con il territorio e una conoscenza  diretta dei reali problemi che lo attanagliano. Uomo di poche parole, si è sempre definito il Sindaco dei fatti, anticipando di molto uno slogan tanto in voga in questi mesi. Ed era più facile trovarlo su uno dei mille cantieri aperti in città piuttosto che dietro la scrivania.
Migliaccio al contrario è una figura dai toni barocchi, innamorato dell’arte e della cultura. Produttore di vini  altisonanti nell’Isola di Ischia, dove possiede una tenuta, è capace di infuriarsi per il brutto colore, non fedele all’originale, che sta prendendo la Cattedrale grazie a un restauro secondo lui mal riuscito. Oppure dedica una piazza a Gerardo Chiaromonte, un progetto in cantiere da più di un quinquennio, nonostante la sua antica avversione alla sinistra storica italiana. E cosa dire del Fascio Littorio finito negli scantinati dopo anni di permanenza nelle stanze comunali? Al suo posto Migliaccio mette il busto di Filangieri e lo annuncia a cittadini sonnecchianti nell’aria estiva e vacanziera che li assorbe completamente. Attentissimo anche al mantenimento del decoro urbano, Migliaccio incita cittadini e commercianti a tenere pulita la Città e chiede che ogni negozio o bar si munisca di un posacenere al fine di evitare la quotidiana semina di mozziconi. Un sacrificio economico degli esercenti necessario per tenere pulite le strade cittadine, magari facendo anche una spazzata sugli usci, tanto per aiutare la Sarim che non può essere onnipresente.
Stupisce, però, a fronte di tanta delicata attenzione alle forme e alle buone maniere, che segnerebbe una profonda discontinuità con l’amministrazione precedente, il rinnovo di una serie di concessioni per l’occupazione di aree pubbliche. In verità alcune orribili pedane sono sparite, ma i principali marciapiedi cittadini sono ancora ostaggio dei privati  e un’area di sosta per i portatori di handicap e stata addirittura destinata a un chiosco. E stupisce altresì la decisione di ripulire ancora una volta la mitica Fontana in Piazza Umberto I usando sempre le stesse tecniche,  che secondo Franco Cuomo, leader dei VAS cittadini, sono dannose e costituiscono un pericolo per il prezioso marmo di Carrara. -“Lavare il marmo con spruzzi di acqua mista a sabbia sparati a non so quante atmosfere equivale a distruggerlo. Fra qualche anno la Fontana non esisterà più, allora cosa laveranno?”- tuona il professore sulla sua pagina facebook. Quasi a dimostrare che il suo atteggiamento critico nei confronti di Gennaro Cinque, povero di cultura urbanistica e incurante del degrado cittadino, non subirà il fascino del blasone. E in effetti, al momento, non si possono riscontrare novità sostanziali nell’amministrazione della Città nonostante i tentativi di Migliaccio di differenziarsi dal suo predecessore.
Per ora l’unica decisiva svolta rispetto all’amministrazione precedente, almeno nel modo di comunicare con i cittadini, sembra essere l’assunzione di un portavoce addetto a diramare comunicati stampa sulle mille interessanti iniziative che stanno per nascere a Vico Equense.  E non a caso la faccia di Migliaccio compare tutti i giorni su un blog cittadino di gran successo, seguita da una sua dichiarazione di intenti o da un suo parere su argomenti disparati.
Un investimento pubblico, il primo di questa nuova fase, per migliorare l’immagine dell’avvocato, poco conosciuto dal popolo e che fa una certa soggezione proprio per la sua aura di fine intellettuale poco avvezzo alla promiscuità di culture.
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Nella foto: lavaggio della Fontana in piazza Umberto I, di Franco Cuomo

Vico Equense – Post –elezioni; primi veleni. SS. Trinatà ancora in primo piano


Chiuse le urne elettorali e tirate le somme delle ultime regionali, a Vico Equense si comincia a fare  il punto della situazione.  Apre le danze l’avvocato Starace del MpV,  forte del fatto che non aveva sue liste nella competizione regionale e non ha perso né vinto nulla. Se  la prende però con il Pd cittadino, l’avvocato, il quale a suo dire non solo ha fatto un flop elettorale perdendo consensi, anche se erroneamente li raffronta con quelli delle europee, ma rimarrebbe inerme di fronte al dilagare di associazioni cittadine che stanno occupando la scena politica.
L’avvocato Starace si riferisce probabilmente al FAST, fondazione insiedatasi nel giardino della SS. Trinità, allestendo a proprie spese giochi per bambini, orti didattici e altri diversivi che la cittadinanza vicana sembra gradire molto. Si chiede, sempre Starace,  a che punto sia l’iter di acquisizione al patrimonio comunale, arenatosi da oltre un anno. E lo chiede anche al Pd, rampognando l’attuale dirigente e addirittura l’On. Luisa Bossa che poco più di un anno fa proprio sulla SS Trinità aveva presentato come prima firmataria una proposta di legge per l’acquisizione e un’interrogazione parlamentare per discutere sulla legittimità dell’attuale Consiglio di Amministrazione, formato da Vincenzo Esposito, Claudia Scaramellino e Matteo De Simone.
A suo tempo l’avvocato Starace si guardò bene dal rispondere all’On. Bossa in quanto quell’illegittimo Consiglio di Amministrazione lo aveva voluto solo lui. E oggi addirittura se ne dimentica.
Se le cose vanno male per l’acquisizione la responsabilità è soprattutto del Presidente Esposito, il quale si è detto da subito contrario a causa delle difficoltà legate alle procedure complicate e lunghissime. Non solo, l’Ispettore si è lanciato in una proposta di comodato d’uso per il Comune e per la riapertura addirittura del vecchio Educandato Femminile. Nel frattempo ha favorito la nascita e l’insediamento della Fondazione FAST entrando in conflitto con i Consiglieri Scaramellino e De Simone che si sono fortemente risentiti per questa invasione di campo.
Ma Starace se la prende con il Pd locale che ha sempre contestato quel Consiglio di Amministrazione e la risposta della Segretaria cittadina, dott.ssa Franca Rossi, non si è fatta attendere.
Anche la Rossi pasticcia sulla perdita dei consensi del Pd locale, facendo forza sul dato delle comunali e negando che rispetto alle Regionali del 2010 il Pd locale abbia perso la bellezza di 700 voti.  A dimostrazione che le elezioni non le perde mai nessuno, la Rossi giustifica l’errato confronto di voti col fatto che questa tornata elettorale a Vico Equense abbia assunto carattere di elezione comunale, visto che nella lista di Forza Italia era presente Gennaro Cinque, avversario ormai storico del centrosinistra. E stabilisce che non sia andata poi tanto male, nonostante il partito non superi il 10% dei consensi.
Prime scintille dunque sul territorio dopo l’uscita di scena di Gennaro Cinque, ex sindaco decaduto e vittima di una sonora sconfitta alle elezioni regionali.
Cinque, dopo la debacle elettorale nella quale ha perso migliaia di consensi granitici fino a qualche anno fa, si è chiuso in un rigoroso silenzio ed è diventato invisibile. Non ha rilasciato dichiarazioni nel prendere atto dell’abbandono di quasi  metà dell’elettorato. Già nella serata di chiusura della campagna elettorale l’atmosfera non era delle migliori. Poca gente e pochi amici seduti al tavolo a fianco a lui. Inoltre Forza Italia non si è vista, non un parlamentare, non un consigliere regionale, a parte, qualche giorno prima, il suo mentore Martusciello.  Mancava soprattutto un pezzo fortissimo della sua ex maggioranza, Andrea Buonocore, che probabilmente non gli ha perdonato di essere rimasto a becco asciutto nella spartizione dei poteri.  L’ex sindaco ha pagato lo scotto delle sue ostinazioni, della sua testardaggine assaporando per la prima volta nella sua carriera politica l’amaro sapore della sconfitta.
Restano ben visibili e si consolidano nella loro azione sociale, le associazioni spontanee dei cittadini e le fondazioni che si danno un gran da fare, a loro dire solo per fare qualcosa di utile per la cittadinanza.  Nel vuoto immenso lasciato da Gennaro Cinque però è difficile immaginare che non si stia tentando di occupare spazi politici. Ed è facile presumere che alle prossime comunali  nasceranno molte liste civiche di sicuro interesse per i cittadini e capaci di racimolare qualche migliaio di voti.  Destra e sinistra sono diventati concetti abbastanza labili e non sarà difficile nemmeno vedere nuovi salti della quaglia. Di sicuro, contrariamente a quanto dice l’avvocato Starace, l’interesse non sarà calamitato dai partiti tradizionali. Men che meno dal centro-sinistra di cui ormai non esiste più traccia.
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Nella foto: chiusura della campagna elettorale di Gennaro Cinque 

 

sabato 6 giugno 2015

Vico Equense ultima meta


Sono arrivata a Vico Equense sul finire degli anni ’70. Avevo 26 anni, due figli piccoli e insieme a Mario tanta voglia di qualità alta della vita.
Eravamo cittadini fino al midollo. Nati e cresciuti a Napoli in pieno centro, tra piazza Cavour, via Duomo, Ferrovia, emigrammo nell’opulento nord del boom economico, in una Torino piena di operai e sovrastata dalla Fiat, dove gli scioperi e le lotte di classe erano vere, dure e piene di speranza.
Napoli e Torino, due vere grandi città simbolo dell’Italia di allora. Napoli viveva un stagione di rinascita culturale ed economica. Era viva, brillante pur nelle enormi difficoltà. Si costruivano palazzi nelle periferie, Fuorigrotta, Colli Aminei, Camaldoli. I Napoletani compravano case e la città si ingrandiva a dismisura. Ma il cuore di Napoli rimaneva là in quel centro antico, nel quartiere Sanità, tra i Tribunali e Forcella, tra Toledo e i quartieri bene intorno a piazza Dei Maritiri. Da lì il popolo non lo stanavi, non lo convincevi a lasciare case a volte misere e buie e chi poteva permetterselo comprava ancora in centro, alla Ferrovia o a ridosso dei Quartieri Spagnoli, magari dentro i grattacieli moderni che cominciavano a mangiarsi la città.
Dopo il matrimonio andai con Mario in Piemonte, dove trovai una Torino affascinante, apparentemente quieta rispetto al centro cittadino napoletano,  ma pulsava di vita e lavoro.  Era la Torino degli Agnelli e all’alba cambiavano i turni nelle fabbriche oppure si aprivano le infinite attività o imprese che ruotavano intorno alla Fiat. Masse di lavoratori si spostavano sui tram, sui pullman, in auto, avvolte dalla nebbia, spesso affondando i  piedi nella neve. Mi impressionavano soprattutto, io che ero cresciuta nel sole e nel tepore mediterraneo,  le madamin torinesi che con qualunque tempo indossavano disinvoltamente scarpine decoltè con tacchi e suole sottili, mentre io rischiavo l’amputazione dei piedi per congelamento anche senza neve.  
Ovunque ci seguiva tutti l’arco delle Prealpi, maestose vette sempre innevate che spuntavano nella nebbia, illuminate dal sole di primo mattino o dorate nel tramonto.
Nei fine settimana sui portabagagli delle Fiat o delle Alfa Romeo e di qualche rara Renault, si montavano gli sci e si andava tutti in montagna. Sul Setriere o a Bardonecchia, a Cesana Piemonte, a Salice d’Ulzio… Luoghi bellissimi e per me misteriosi, dove faceva subito sera e la giornata passava veloce.
Ho avuto amici carissimi a Torino, che ancora oggi porto nel cuore. Terroni e polentoni… un bel connubio tutto sommato.
Ventidue anni a Napoli e quasi cinque a Torino, poi Vico Equense. Il luogo dove infine abbiamo scelto di vivere, incantati dalla sua bellezza senza pari, dal mare blu intenso, dal profumo di agrumi che l’inondava ovunque in estate. Qualità della vita migliore si pensava. Gente sincera di paese, semplice e priva di sovrastrutture… lontani dalle metropoli per crescere meglio i figli.
Sono tornata a Torino l’anno scorso ospite di una famiglia alla quale siamo ancora profondamente legati. La citta era piu bella di quando l’ho lasciata. Pulitissima, elegante coi suoi palazzi ottocenteschi. Sempre apparentemente quieta ma pulsante di vita, ancora oggi come allora. Si sono raddoppiate le strade pedonali. La storica via Po’ senza macchine ha riacquistato lo splendore del passato con le sue vetrine eleganti, anche se le madamin ormai si sono adattate alle scarpe tecno, senza perdere il loro fascino discreto… è aumentata la qualità della vita.
Napoli no non è migliorata. Bellissima fin dentro le pieghe, con la sua storia plurimillenaria, è stanca e rugosa, sporca e trasandata come un clochard della stazione. Puzza di traffico, il rumore sovrasta persino le onde del mare giù al Molo Beverello… La Cultura sembra essersi dimenticata di lei.
Il paese dove ho scelto di vivere le somiglia molto, bellissimo e trascurato. Dopo circa 40 anni che sto qua la qualità della vita si è notevolmente abbassata, il mare non sempre è blu, non si sente più nemmeno il profumo di agrumi. Il primo odore che senti dopo la Circumvesuviana è quello del ristorante a ridosso di uno dei panorami più incantevoli del mondo.
Te ne devi andare nei posti solitari e nascosti sulle colline per assaporare il silenzio e l’aria profumata. Montechiaro, Asta Piana, S. Maria del Castello, Ticciano. Sperando che la lunga mano dell’insaziabilità umana non contamini anche questi ultimi baluardi della grande bellezza.

martedì 19 maggio 2015

La Riforma della Scuola... una boiata pazzesca


Sono stata talmente tanti anni nella scuola pubblica che non posso fare a meno di dire la mia su questa riforma iniqua e lontanissima dal risolvere i problemi di un’istruzione ormai asfittica e senza reali prospettive di rinnovamento.
Comincio col dire che non intravedo alcuna novità nella trasmissione del sapere. Gli insegnati continueranno ad avere difficoltà enormi dentro aule spesso sovraffollate e poverissime di strumenti innovativi: tecnologie obsolete, senza wi-fi,  collegate a internet con connessioni scagatissime e insufficienti, lavagne luminose inutilizzate, banchi traballanti, sedie scrostate, lavagne graffiate, gessi insufficienti e cassini sempre srotolati.
Ci si arrangia nelle scuole, e si continuerà a farlo, si arrangiano alunni e insegnanti costretti a rimanere legati indissolubilmente a programmi noiosi e sempre uguali nei secoli dei secoli, affossati nel  poco tempo a disposizione che si consuma soprattutto tra lezioni frontali, compiti in classe e interrogazioni più o meno aperte a nuove soluzioni. E come si potrebbe fare di più? Se la società pretende soprattutto il risultato finale, ammesso-non ammesso, come summa di tutto l’insegnamento-apprendimento che cavolo si vuole da un corpo docente che deve far leva principalmente sulla grande pazienza e capacità di attrazione verso la propria materia di insegnamento? Per loro, i docenti, non è prevista alcuna novità, tranne che il soggiacere tristemente al dirigente che da oggi in poi avrà più che mai il loro destino nelle mani.
Già il Dirgente… chi pensa che i dirigenti siano il meglio e il motore che muove la scuola italiana? O che siano degli esseri onesti mossi solo dall’amore per la cultura? Questa cosa la possono ipotizzare solo gli idioti o coloro che della scuola pubblica non sanno niente…
Salvando la pace di pochi elementi, i dirigenti scolastici hanno sempre e solo pensato ai fatti propri, ai propri interessi. C’è un corso di aggiornamento obbligatorio per i docenti? Ebbene i dirigenti si scambiano il favore: tu vieni da me e io vengo da te. E i soldi dei contribuenti servono anche a pagargli l’intero corso sia come esperto fuori della propria scuola che come direttore del corso nella propria. Ogni lezione da esperto viene pagata abbastanza bene da arrotondare le entrate, il compenso come direttore del corso è inferiore ma nessuno lo disprezza.
Naturalmente sono previsti anche scambi tra persone che si piacciono fisicamente, utile e dilettevole insieme… I fondi europei hanno dato un grande contributo a questi scambi, basta fare un progettino di massima ed entrare in gioco…
La stessa cosa sarà possibile anche per le assunzioni triennali che prevede la Riforma. Il Dirigente fa preparare dallo “staff” un progetto formativo magari più consono alle necessità di chi vuole assumere che a quelle dei ragazzi, lo sottopone al Collegio dei Docenti che avrebbe il potere di bocciarlo ma non lo fa mai per non allungare discussioni estenuanti e alimentare polemiche che potrebbero metterlo  in cattiva luce e dà il suo beneplacito. Il gioco è fatto. Io mi assumo tua nipote e tu ti assumi la mia amica, caro collega dirigente. Gli accordi saranno molteplici e il magna magna aumenterà in forma esponenziale.
Chi controllerà tutto ciò ancora non è chiaro, ma ci posso scommettere che la faccenda si dispiegherà come tutte le faccende italiane che si aggiustano sempre seguendo l’ordine gerarchico, basta che rimanga tutto in famiglia. E d’altra parte se si avvia una nuova cuccagna chi è che dovrebbe essere l’eroe senza macchia e senza paura??
Intanto gli insegnanti, come al solito, dovranno subire le scelte fatte dall’alto, dalla sera alla mattina senza nessuna consultazione sul campo, nessun approfondimento per entrare nel merito delle problematiche scolastiche vere. Dovranno sorbirsi un piano formativo che sta bene solo ai dirigenti e allo “staff” leccaculo e interessato quando avrebbero invece bisogno d’aiuto per dare a tutti gli alunni pari opportunità.
Pieni di sensi di colpa per non essere riusciti mai completamente a dare il massimo a tutti, i docenti sono persino incalzati dalle prove Invalsi che dovrebbero giudicare la bontà della loro opera. Quelle restano e la Riforma gli fa un baffo! Prove Invalsi avulse  dalla realtà, pretenziose, uguali per tutti. Arrivano a Scampia e ai Pairoli ineffabili e pesanti come macigni a sovrastare le vite e le menti come bulldozer di condanna. Perché sono sempre una condanna per docenti e discenti, come vanno vanno.
 Mattè ma va a farti friggere!

lunedì 11 maggio 2015

COMUNICATO STAMPA - Lavoratori ex EavBus da 2 anni in attesa del tfr. Diritti calpestati e atteggiamento pilatesco di vertici aziendali e regionali


Aspettano da 2 anni la restituzione della parte del loro salario accantonato per il trattamento di fini rapporto. Sono più di 80 i lavoratori ex eav bus in questa situazione, pure a fronte di precisi accordi, dal fallimento dell'azienda. E mentre l'amministratore di Eav Nello Polese perpetua un atteggiamento pilatesco, ancora restano tanti punti oscuri sull'anomala procedura di fallimento, nonostante una commissione d'inchiesta i cui risultati però non sono mai stati resi noti dall'attuale giunta regionale.
Una vicenda assurda per la quale, con il collega Mario Casillo, abbiamo richiesto l'interessamento e l'intervento del Parlamento nazionale.
Di seguito il comunicato stampa diffuso stamane:
«Sonopiù di ottanta i lavoratori dell’ex Eav Bus oggi in liquidazione che dal 2013, nonostanteprecisi accordi sottoscritti, attendono ancora di percepire il tfr maturato.Tra rimpalli di responsabilità e impegni mancati non solo si stanno calpestandoi sacrosanti diritti di questi lavoratori, ma si evidenzia una situazione chepresto coinvolgerà anche gli altri 1300 lavoratori ancora in attività» loafferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato che, con il collega MarioCasillo ha inviato una specifica nota all’amministratore Unico di Eav NelloPolese e al Commissario liquidatore di EAV Bus Roberto Pepe «Le responsabilitàdi questa incredibile situazione coinvolgono il Commissario Liquidatore, la Curatela fallimentare, ilmanagement della EAV Holding, e più volte abbiamo cercato un’interlocuzione coni vertici EAV. A partire dal prof. Polese, però, ci siamo scontrati con un’inaccettabileatteggiamento pilatesco che non solo lascia irrisolta la vicenda ma sembraallontanare qualsiasi ipotesi risolutiva. In pratica, la società continuaindebitamente a non restituire la parte degli salari che negli anni hatrattenuto per il trattamento di fine rapporto, togliendo a più di ottantafamiglie la possibilità di fronteggiare un periodo di crisi così duro. Con ilcollega Casillo investiremo della vicenda il Parlamento nazionale, anche perchépersistono ancora oggi tanti, troppi lati oscuri sul fallimento di Eav Bus. Lostesso amministratore unico di Eav, nonché l’attuale presidente della giuntaregionale» continua Amato «in passato avevano manifestato grandi perplessitàsulle modalità con le quali si era giunti al fallimento, tanto che venneistituita anche una specifica commissione di inchiesta interna. Lavori ed esitidella commissione, se mai ci sono stati, restano sconosciuti, chiusi forse inqualche cassetto dell’assessore Vetrella. Così, mentre restano sconosciute eimpunite eventuali responsabilità di questo ennesimo sfascio dei trasporticampani, chi direttamente ne ha pagato e continua a pagarne le conseguenze, ilavoratori, si vede ancora negati i propri diritti, ciò che legittimamente glispetta. Una situazione non più tollerabile e a cui bisogna urgentemente porrerimedio»
 

sabato 9 maggio 2015

Vico Equense - Le mani sulla città di Rosa Maria Dilengite


Noi migranti siamo accomunati da un sentimento schizofrenico rispetto ai nostri luoghi d’origine. Un sentimento che confonde l’amore, la nostalgia, il sincero legame con le nostre radici, con una rabbia cieca per tutto quello che quei luoghi non sono riusciti a darci.
È quello che succede sia a chi, come me, di andarsene lo ha scelto soprattutto per noia e per amore dell’ignoto, e per chi, invece, vi è stato costretto, per mancanza di opportunità in patria.
Quando si ha la sfortuna tremenda di essere nati in un posto bellissimo, la rabbia e la frustrazione sono dilatati.
Andando via ho scoperto che nel resto di Italia, come forse nel resto del mondo, per andare al mare non devi pagare. Avete capito bene amici vicani, il biglietto di ingresso in spiaggia esiste solo da noi! Certo, possiamo vantare una certa inventiva nella gestione dei beni pubblici e non manchiamo di originalità nel monopolizzare ciò che è naturalmente di tutti e giuridicamente definito come demanio. Le spiagge della Costiera Sorrentina  sono il primo specchio limpido delle acque della provincia di Napoli, che, a causa di altre incurie e disastri che si sono susseguiti e stratificati nel corso degli anni, sono balneabili a zone alterne.
Motivo per cui raccolgono i bagnanti (o aspiranti bagnanti), non solo dei nostri Comuni, ma anche di quelli del resto della provincia . Proprio per questo le spiagge dovrebbero garantire una totale fruibilità, soprattutto da parte di chi, non potendo permettersi vacanze altrove, trova nel nostro mare l’unica valvola di sfogo estivo. La Guardia Costiera prescrive la necessità di lasciare liberi dai 3 ai 5 metri di bagnasciuga, di modo da poter liberamente deambulare su di esso. La soluzione trovata dai Comuni del resto di Italia, penso alle spiagge del Conero, dell’Abruzzo, della Versilia, della Calabria, coerentemente a quanto prescritto dalla legge, è di far pagare solo gli eventuali servizi forniti dai concessionari delle spiagge, senza imporre un biglietto per il semplice accesso alla stessa.
L’unica spiaggia liberamente accessibile a tutti rimane quella delle Calcare, ferma restando l’impossibilità per i bagnanti di passeggiare lungo il bagnasciuga dell’intera spiaggia di Seiano, o di poter addirittura nuotare al confine con lo stabilimento privato, chic e raffinato che protegge le sue acque con un serpentone di gomma nera. Il confine tra le due spiagge, quella libera e popolare, e quella dal biglietto di ingresso di euro 25, è infatti ribadito da : un muretto in pietra, una grata ricoperta da canne di bambù (di modo che nessuno veda lo scempio della plebe che fa il bagno dall’altro lato) e da un bagnino che intima ad allontanarsi non appena la “proprietà privata” sembra minacciata. Insomma, più che andare al mare sembra di andare ad Alcatraz.
Altro straordinario evento realizzatosi nella mia città, coerentemente con l’idea che la res publica sia una barzelletta da poter farsi propria non appena lo si voglia, è stata la chiusura al pubblico della Torre Barbara e della strada per raggiungerla.
La torre di Via Punta la Guardia, detta Torre Barbara, è il mio luogo del cuore. Una torre del 1800,immersa in un uliveto centenario, a picco sul mare, sulla cima di una altissima scogliera di calcare. La torre ha due piani, è malmessa, istoriata al suo interno dalle bombolette e dai pennarelli di avventori poco romantici, ma che lo diventano quando, affacciandosi dai balconi cigolanti godono della distesa del mare e del Vesuvio in lontananza.
Di questo spettacolo non potrò godere più, e come me gli altri vicani, perché un giorno qualcuno si è svegliato ed ha deciso che la strada fosse propria, così come la Torre, bene artistico appartenente al patrimonio culturale e come tale demaniale.
Pensavo fosse finita, pensavo che non ci fosse più nulla da prendere. Le colline sono state prese tempo fa,  fatte oggetto degli scempi dell’abusivismo edilizio su cui il comune chiude non uno, ma entrambi gli occhi. E invece …
Poco tempo fa, trovandomi al Nord Italia dove attualmente vivo, leggo su Facebook della proposta di chiudere in una cupola di vetro la piazza di Vico Equense per farne una sorta di centro commerciale. Ho compreso allora che quando credi che le cose più brutte ed inutili siano già state partorite, ci sarà sempre qualcuno a voler fare di peggio. Ci avevano tolto il mare, le colline, i panorama, volevano toglierci anche il cielo.
Non deludermi Vico Equense, fammi arrabbiare ancora di più e la prossima volta che torno a casa fa sì che qualche altra cosa sia stata rubata, monopolizzata, distrutta.
Rosa Maria Dilengite
                                                                                                
                                                                                                                              
 

giovedì 7 maggio 2015

Vico Equense – Gennaro Cinque, sindaco decaduto, si candida alla regione. Nella lista di Forza Italia anche Flora Beneduce


Ci sono voluti tre Consigli Comunali per sancire a rigor di legge la decadenza di Gennaro Cinque, Sindaco  di Vico Equense. Grazie a un marchingegno burocratico Giunta e Consiglio Comunale restano al loro posto e Gennaro Cinque potrà correre per le elezioni regionali senza passare per le dimissioni. Al suo posto farà da Sindaco Benedetto Migliaccio che già si è insediato sullo scranno di primo cittadino.
Sulla decadenza l’opposizione si era espressa con dure proteste, soprattutto del Consigliere Dilengite che in aula aveva criticato fino all’ultimo le modalità di tutta l’operazione politica messa in atto, ritenendole ai limiti della legalità. Anzi aveva detto a chiare lettere che il contenzioso aperto dal sindaco con l’amministrazione comunale era stato creato a bella posta per evitare le dimissioni di tutto il Consiglio Comunale e la nomina di un Commissario Straordinario, imitando altri sindaci dell’area campana candidati alle regionali.
Ma a nulla sono valse le proteste e i voti contrari o le assenze dell’opposizione. Nonostante una nota inviata da Gennaro Cinque al funzionario competente con la quale si impegna a rimuovere le cause del presunto abuso per cui si era avviato il contenzioso col Comune, il Consiglio Comunale ha approvato la delibera di decadenza.  Decadenza verso la quale, secondo il Segretario Generale Luigi Salvato, lo stesso Gennaro Cinque potrà fare ricorso, se lo deciderà, per rientrare al suo posto.
Ormai libero da vincoli, l’ex Sindaco si è lanciato nella sua campagna elettorale per le regionali aprendo vari  comitati sul territorio vicano, in centro e sulle colline. Correrà per Stefano Caldoro nella lista di Forza Italia. Forte di un indiscusso consenso che lo portò alla vittoria in qualità di primo cittadino con più del 70% dei voti, Gennaro Cinque mira allo scranno regionale anche se la sfida è durissima. Nella lista di Forza Italia dovrà vedersela anche con un osso duro come la dott.ssa Flora Beneduce, anch’essa di Vico Equense, consigliere regionale uscente, che non sembra disposta a restare a becco asciutto. Eletta in seconda battuta alle passate regionali, la Beneduce ha già sparso per Napoli e dintorni le sue gigantografie di propaganda esibendo il suo faccione sorridete e ammiccante. “Io sono voi” ci manda a dire da un lenzuolo a colori da molte migliaia di euro.
Di sicuro c’è che difficilmente saranno eletti entrambi, al momento pare che non figureranno nemmeno in tandem come si usa per favorire la parità di genere. Gennaro Cinque punta sulla collaborazione di Fulvio Martusciello che gli garantirebbe una copertura nei comuni dell’interland di Napoli, associandosi in tandem alla giovane Francesca Salatiello che pare essere la nuova pupilla del potente parlamentare europeo. In cambio Gennaro Cinque potrebbe garantire una decina di migliaia di voti sparsi in Penisola Sorrentina, concentrati in massima parte a Vico Equense, suo paese natale.  Flora Beneduce molto forte nei comuni di S.Antimo e Villaricca rischia invece un flop a Vico Equense proprio grazie all’ex sindaco che probabilmente non muoverà un dito in suo favore garantendo i voti per la corrente di Martusciello.
Queste sono le prime indiscrezioni di chi sembra ben informato dei fatti anche se non tutto potrebbe andare secondo logica. Le divisioni del centro destra a livello nazionale potrebbero influire anche sul voto regionale. Qualche vecchio fedelissimo di Gennaro Cinque pare sia confluito nel NCD e non è detto che sia disposto a dare appoggio all’ex sindaco. Anche una parte della sua ex maggioranza potrebbe voltargli le spalle disperdendosi nelle liste che appoggiano Stefano Caldoro.
Insomma Gennaro Cinque forse si è imbarcato in una avventura un po’ troppo complicata e senza le sufficienti garanzie per cavarsela. E il rischio per i due candidati di Vico Equense, se di rischio si può parlare per gli elettori, è che restino entrambi fuori dai giochi. Tanto più se si pensa che Stefano Caldoro non primeggia nei sondaggi e potrebbe avere una brutta sorpresa. In questo caso per l’ex sindaco, ma anche per Flora Beneduce, non ci sarebbe scampo.
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"

giovedì 16 aprile 2015

Vico Equense – Maurizio Cinque garantisce il numero legale e il Consiglio Comunale asseconda il Sindaco e la sua Giunta


Un nuovo caso eclatante coinvolge Gennaro Cinque, sindaco di Vico Equense, incappato in  un conflitto di interesse a causa di un contenzioso aperto contro il Comune.  Motivo del contenzioso sarebbe un abuso edilizio perpetrato nel 2006.
L’abuso pare sia relativo a un bagno costruito senza permesso nella casa del Sindaco che a suo tempo fu sanzionato con un decreto di demolizione. Ma dal 2006 al 2015 nulla sarebbe accaduto e la pratica avviata è finita nel dimenticatoio. Poi, a sorpresa, nello scorso mese di marzo, una presunta lettera anonima avrebbe rimesso tutto in moto e il funzionario comunale addetto ha prontamente notificato a Gennaro Cinque la riapertura del caso e la conseguente reiterazione del provvedimento di abbattimento previo accertamento della Polizia Municipale.  
Tanto ha consentito al Sindaco di presentare un ricorso al TAR avverso la demolizione e si è aperto il contenzioso che oltre al conflitto di interesse e all’incompatibilità, in mancanza di fatti nuovi, sancirebbe la decadenza dalla carica del primo cittadino. La decadenza consentirebbe al Sindaco, che vorrebbe candidarsi alle Elezioni Regionali, di non doversi dimettere come gli impone la legge e di essere sostituito dal Vice Sindaco evitando lo scioglimento del Consiglio Comunale e la nomina di un Commissario Straordinario.  Tutto il marchingegno burocratico messo in essere, secondo la minoranza ma anche secondo una larga fetta di cittadini, consentirà a Gennaro Cinque di mantenere il suo potere per venti giorni nei quali decidere se candidarsi o meno. Allo scadere del tempo potrebbe ritirare il ricorso al TAR e rientrare al suo posto oppure candidarsi e lasciare tutto nelle mani di Benedetto Migliaccio.
Nel frattempo, ai sensi di legge, lo scorso 10 aprile è stato convocato d’urgenza un Consiglio Comunale nel quale poter approvare una delibera per la costatazione di incompatibilità. La delibera è stata approvata con il voto della maggioranza mentre la minoranza ha abbandonato l’aula al momento del voto. Una minoranza che durante tutta l’Assise ha manifestato accesa contrarietà verso una scelta sconsiderata ai limiti della legalità e che in realtà, a detta dei Consiglieri Dilengite e Lauro, serve a bay passare leggi ma non etica e morale.
Al  voto ha invece partecipato con l’astensione Maurizio Cinque, il Presidente del Consiglio tanto inviso al Sindaco. La sua  fuoriuscita dall’Aula avrebbe fatto cadere il numero legale. Ma Maurizio Cinque non ha fatto da sponda alla minoranza, nell’indignazione di qualcuno che ci aveva sperato.
Ora si dovranno svolgere ancora due Consigli Comunali per la conclusione della vicenda che non sembra diversa da altre avvenute un po’ ovunque in Campania.  Lo stesso Sindaco alla fine ammette di aver voluto prendere tempo per tentare l’ascesa politica senza dimettersi. La sua maggioranza gli ha consentito di percorrere questa strada mantenendo l’attuale assetto e consentendo a tutti di non perdere la poltrona. E una norma che avrebbe imposto al Sindaco di andare a casa seguendo un principio etico viene strapazzata per non scontentare nessuno nell’eventualità della decadenza.  Lo stesso Presidente del Consiglio ha preferito seguire la traccia di Gennaro Cinque piuttosto che uscire di scena, nonostante questi non gli risparmi una miriade di improperi in tutte le occasioni possibili.
Continuano, insomma, i papocchi di questo Consiglio Comunale che ne ha viste di tutti i colori. E non sbaglia il Consigliere Aiello quando rimprovera una parte dell’opposizione di non avere fatto decadere il Sindaco a suo tempo, avendone la possibilità. Sottolineando senza saperlo come la politica sia diventata soprattutto teatro, talvolta melodrammatico, non si capisce quanto recitato nell’interesse dei cittadini. 
Nel frattempo quel bagno abusivo resta sempre al suo posto.
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
ps Il Sindaco era in disparte ma presente in una saletta attigua all'Aula Consiliare. Cadendo il numero legale avrebbe potuto prendere parte alla votazione, ma ciò resta nel campo dei se e dei ma di cui la politica non può nutrirsi

venerdì 6 marzo 2015

Vico Equense – Gennaro Cinque:” Presto un rimpasto in Giunta e a fine mandato mi ricandido per diventare Consigliere Comunale.”


Il Sindaco di Vico Equense Gennaro Cinque, a poco più di anno dalla scadenza definitiva del suo mandato iniziato la prima volta nel  lontano 2008, accetta di fare un rapido bilancio della sua tormentata amministrazione.
Con una maggioranza dalle sembianze di una corazzata invincibile ha dovuto affrontare marosi avversi, tempeste implacabili, placide acque e periodi di calma piatta, rimanendo comunque il nocchiero unico, ma anche il nostromo e il mozzo di un’imbarcazione che spesso imbarcava acqua da mille falle. Dimissioni minacciate più volte, licenziamento in tronco di mezze Giunte, crisi paurose che hanno messo in bilico la sopravvivenza stessa della sua amministrazione non hanno scalfito però la sua profonda avversione alla trattativa, alla politica praticata con i compromessi e gli accordi che potevano assecondare le brame dei suoi ex compagni di strada. Fino alle estreme conseguenze. Una caparbietà umanamente comprensibile, politicamente un po’ meno, ma lui non se ne cura più di tanto. Ci sono ostacoli che il cuore non può superare.
 
Come al solito è affabile e disponibile a rispondere alle domande anche se una buona metà dell’intervista la concentra sulla questione scolastica, antica spina nel cuore già dall’esordio  come primo cittadino. Lo amareggia il non essere capito nella sua volontà di migliorare le condizioni scolastiche degli alunni dell’obbligo, con le infinite polemiche suscitate dalle drastiche scelte in tema di accorpamento e dimensionamento scolastico. Lo ferisce il fatto che, ad esempio, gli abitanti di Arola preferiscano iscrivere i propri figli nel vicino comune di Meta piuttosto che nella scuola che lui e solo lui ha voluto ampliare. - “Abbiamo speso un milione di Euro per quella scuola, ma se mancheranno le iscrizioni saremo costretti a chiudere.” Inutile spiegargli che Arola è un plesso fatiscente. Lui stragiura che a settembre sarà tutto diverso con i lavori che ancora si devono fare. Diventerà un gioiellino. E si rammarica anche che le mamme degli alunni della Media di Massaquano  gli abbiano scritto una lettera per scongiurare la chiusura del plesso a favore della materna. “Mamme trentenni che non si sentono lese se i loro figli non hanno una palestra o che non si preoccupano della lezione di musica in un’aula attrezzata. Mica dobbiamo fare i figli musicisti, mi dicono. Un'assurdità secondo me!” E per ora la scuola media resta a Massaquano e non viene piu spostata a Vico Centro presso la “Scarlatti”. C’è da pensare che le cose siano molto cambiate, forse il Sindaco teme nuove tempeste collettive, specialmente in un clima di maggioranza traballante in Consiglio Comunale.
 
-“Non c’è al momento nessuna falla nella nostra maggioranza." dice, anzi - "Già era deciso che dall’inizio mandato e fino a un anno e mezzo dalle elezioni si sarebbe insediata una Giunta Tecnica. Da gennaio di quest’anno doveva partire, e partirà, una Giunta Politica.  
Il problema però è un altro. Io credo ancora che la lealtà sia la prima regola che deve valere tra le persone. Prima di essere eletti ci si scanna a fare campagna elettorale, qualcuno si venderebbe la mamma per qualche voto in più. Poi il giorno dopo le elezioni i Consiglieri eletti si scordano tutto e fanno prevalere i loro interessi personali. Fanno tresche, si vendono per poche lusinghe e invece di andarsi a leggere gli atti vedono come devono fare per mettere i bastoni tra le ruote a chi vuole lavorare. Abbiamo la posta certificata ma chi la legge? E quanti vengono alle riunioni per discutere gli atti della maggioranza? Pensano ad altre cose… Per esempio, per me il Presidente del Consiglio doveva farlo Andrea Buonocore. Maurizio Cinque alla fine non ha tradito Gennaro ma ha tradito Andrea, l’amico che lo aveva aiutato a essere eletto.  E secondo lui la gente non ha capito che razza di gioco ha tenuto il coraggio di fare? Questi soggetti vivono di aria fritta, il tempo delle chiacchiere è finito e quello che vale sono solo le azioni che si compiono. Quelle che stanno sotto agli occhi di tutti. Per quanto mi riguarda devo dire che l’unico errore grave che ho fatto è stato proprio quello di essermi fidato di chi non  era  n'omme, di aver capito troppo tardi con chi avevo a che fare!”
 
Riguardo a una sua candidatura alle regionali il Sindaco non si tirerebbe indietro. “A condizione però di poter diventare determinante per risolvere la questione di Faito. Ho chiesto a Caldoro di creare un’unità di lavoro proprio su Faito, e nel consiglio comunale abbiamo approvato anche una delibera proprio per questo. Il territorio di Faito sta subendo un abbandono che si deve assolutamente recuperare. I soldi che regione ed altri enti ricevono per le antenne sparse là sopra danno un gettito di 350.000 euro all’anno che sarebbero una grossa boccata di ossigeno per riparare molte aree abbandonate. Il lavoro e lo sviluppo turistico di Vico Equense stanno proprio sul Faito e solo a queste condizioni vedrei utile un mio ingresso in Regione.
Quello a cui tengo veramente però è essere eletto Consigliere Comunale a Vico Equense. Io, alle prossime elezioni comunali,  mi presenterò in qualità di consigliere in qualunque caso, questo i miei concittadini lo devono sapere già da ora, è una promessa.”
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Nella foto: il Sindaco Gennaro Cinque

giovedì 29 gennaio 2015

Vico Equense – Consiglio Comunale, rinviate all’unanimità due delibere. Cinque abbandona l’aula


L’ultimo Consiglio Comunale, tenutosi martedì scorso a Vico Equense, è stato rapido ma non per questo privo di qualche colpo di scena abbastanza sorprendente. Due infatti le delibere rinviate per incompletezza di informazioni,  nonostante la presenza massiccia di tutta la maggioranza.
La prima ha riguardato il diritto di prelazione su un locale all’interno del Castello Giusso. La Soprindentenza ha chiesto al Comune di esprimersi sulla messa in vendita di alcuni locali nell’antico complesso, nell’eventualità di un interesse dell’amministrazione su delle aree che hanno un alto valore storico. E stato il maresciallo Cioffi, esponente della maggioranza, a esternare delle perplessità in quanto nella delibera non si faceva riferimento alle caratteristiche dei locali in vendita: grandezza, posizione, valore immobiliare effettivo. Nonostante l’intervento dell’Ass. Di Martino che ha insistito sui tempi stretti richiesti dalla Soprintendenza per una risposta del Consiglio Comunale, l’intera Assemblea Consiliare ha votato all’unanimità il rinvio della decisione al fine di acquisire maggiori elementi.
Secco rinvio anche per l’esternalizzazione dei servizi tributari. Il Comune propone infatti di demandare a un’agenzia privata tutte le operazioni di contabilità tributaria, in particolare la riscossione delle tasse. Venuta meno Equitalia, secondo l’Assessore Di Martino, c’è l’obbligo di affidare a terzi l’immenso lavoro derivante dalle imposte comunali.  La mancanza cronica di personale in servizio rende piuttosto gravoso per il Comune la gestione dell’intero comparto dei tributi e il blocco delle assunzioni imposte dal Governo impedisce di ampliare l’organico.
Di Martino ha ribadito che il 90% delle risorse comunali deriva dalla riscossione tributi e che il 65% dei cittadini è in regola con le imposte.  Ma è necessario imporre una stretta agli evasori, anche alla luce delle falle presenti in Equitalia che negli ultimi tempi ha lasciato campo libero ai trasgressori.  Secondo Di Martino la nuova gestione dei tributi non graverà sui cittadini e per la gara di appalto verrà preparato un regolare bando.
Il Consigliere  Andrea Lauro, MpV, ha opposto le sue giuste considerazioni su un provvedimento che rimandava tutte le operazioni riguardanti i tributi comunali a terzi. Inoltre, secondo Lauro, la delibera appariva confusa e poco chiara su dei punti essenziali, quale appunto l’aggravio dei nuovi costi che sarebbero ricaduti sui cittadini. Lauro ha quindi chiesto un rinvio della decisione a una nuova Assise al fine di acquisire informazioni più dettagliate.
A sorpresa anche il consigliere Aiello, fedelissimo del Sindaco Gennaro Cinque, ha avanzato delle critiche alla delibera e  si è detto d’accordo ad aggiornare l’argomento.
Prima del voto, che si è concluso con l’unanimità per il rinvio, il Sindaco Cinque si è allontanato dall’Aula Consiliare, forse per non assistere alla seconda sconfitta consecutiva nello stesso Consiglio Comunale.
Secondo Aiello si erano determinate in Aula delle condizioni sfavorevoli. Il suo intervento a favore della proposta di Andrea Lauro è stato necessario al fine di evitare un dibattito lacerante che non era il caso di incentivare. “Il sindaco si è arrabbiato ma gli passerà. – ha detto Aiello- Fra qualche giorno  sarà pronto ad ascoltare i consigli della maggioranza per la proposizione di una nuova e più articolata delibera.”
Maria D’Ordia. per "Il Gazzettino Vesuviano"Nelle foto i Consiglieri Aiello, Cioffi, Lauro

Vico Equense – Successo di pubblico per l’incontro con Vincenzo De Luca presso l’Hotel Aequa


Vincenzo De Luca, Sindaco di Salerno e probabile candidato alla Presidenza della Regione Campania, ha partecipato a un incontro organizzato dalla Proloco presso l’Hotel Aequa di Vico Equense. Come sempre De Luca ha richiamato moltissimi cittadini che auspicano la sua candidatura per un rilancio della Campania ridotta al lumicino dalla gestione Caldoro. Non a caso alle spalle del Sindaco era ben in vista un manifesto con il suo slogan “Mai più ultimi” riferito alla deriva in Campania dei comparti più strategici quali il Turismo, la Sanità, i Trasporti e alla perenne emergenza rifiuti che, soprattutto nella provincia di Napoli, ha determinato dei veri mostri ecologici come la Terra dei Fuochi.
De Luca, dopo la presentazione di Donato Aiello, Presidente della Proloco, si è dilungato su quelle che lui ritiene delle ricette per rimettere in sesto tutta la regione con idee innovative e concrete.
Innanzitutto il Turismo, fonte di posti di lavoro e prima immagine per valorizzare a livello nazionale e internazionale una regione ricchissima di risorse culturali, storiche e naturali. Si può realizzare, secondo De Luca, una rete di infrastrutture poco impattanti da rimettere in moto, come la funivia del Faito, o da creare ex novo. Collegamenti agili tra la Costiera Sorrentina e Amalfitana con i patrimoni artistici e archeologici di Napoli, Pompei, Ercolano, Capua, la zona Flegrea, ripristinando al meglio i collegamenti su rotaie e sul mare che già esistono ma sono ormai abbandonati a sé stessi. Arricchire il turismo religioso con proposte di ampliamento verso le zone costiere per i pellegrini del Santuario di Pompei, Montevergine o Pietralcina, paese natale del novello santificato Padre Pio.
Secondo De Luca la Giunta Regionale Caldoro ha buttato via ingenti risorse preferendo spot calcistici a un risanamento dell’esistente. -“Mettere sulle magliette dei calciatori slogan di promozione non serve a niente se nell’immaginario collettivo la Campania è una regione in eterna precarietà di servizi e infrastrutture” ha detto De Luca. Inoltre "Caldoro ha lasciato languire alcuni miliardi di Fondi Europei che sono essenziali per rimettere in moto progetti utili a restituire credibilità e fiducia a un territorio martoriato da mali apparentemente incurabili ma che si potrebbero sanare mettendo in campo competenze e professionalità di indiscussa affidabilità".
De Luca ha anche parlato della vicenda giudiziaria nella quale è incappato per un abuso d’ufficio e che gli è costata una condanna in primo grado e la sospensione dalla carica di Sindaco, immediatamente annullata dal TAR a seguito di ricorso.  Il Sindaco di Salerno ha ricordato che l’abuso d’ufficio consisterebbe in una risibile sostituzione di termini usati in un provvedimento amministrativo. Nulla di penalmente rilevante né che comprometta la sua cristallina gestione della città di Salerno che nel frattempo è diventata luogo di vere e proprie migrazioni turistiche in occasione dell’evento “Luci di Artista” che mettono in evidenza tutta la positività dei suoi atti a favore di cittadini e collettività.
Tuttavia ancora non è arrivata l’ufficializzazione della sua candidatura per le primarie del centro-sinistra campano. Le decisioni cadranno dall’alto e sarà il Presidente del Consiglio, nonché Segretario Nazionale del pd, Matteo Renzi in persona a dire l’ultima  parola. Questione di giorni poiché il 31 gennaio scadranno i tempi per la presentazione delle candidature. De Luca è pronto a sfidare chiunque pur di candidarsi. Vedremo se riuscirà a vincere questa prima importantissima partita.
Maria D’Ordia per "IL Gazzettino Vesuviano"
Foto: De Luca insieme al Presidente della Proloco di Vico Equense Donato Aiello

giovedì 18 dicembre 2014

Vico Equense – Dilengite all’Ass. Elefante:” Il suolo di Alimuri diventi patrimonio comunale. Si è ancora in tempo.”


L’avvocato Giuseppe Dilengite consigliere di opposizione nel Comune di Vico Equene, nell’Assise del 14 novembre scorso aveva espresso dei dubbi sulla delibera di Giunta relativa alla demolizione dell’Ecomostro di Alimuri. Secondo l’avvocato infatti il comune prima dell’abbattimento doveva seguire la strada  dell’acquisizione dell’area sulla spiaggia al patrimonio comunale.  
Avvocato innanzitutto qualcuno ha risposto alle sue osservazioni sulle procedure seguite per l’abbattimento?
"No, nessuno mi ha risposto nonostante io abbia ribadito il concetto anche sui social."

Nemmeno l’assessore Elefante, in genere abbastanza logorroico sui media?
"Nemmeno lui, anzi lo invito a rivedere la questione. Anche perché si può ancora procedere all’acquisizione. Si è in tempo per modificare la situazione. La differenza è sostanziale perché rimanendo proprietaria del suolo la società potrebbe farne un utilizzo commerciale. La cosa non mi sconvolge, non sono contrario per principio allo sfruttamento privato, ma le procedure da adottare dovevano tendere a fare del suolo di Alimuri un bene del Comune."
La delibera di cui lei ha parlato in Consiglio Comunale successivamente è stata cambiata
“Si, hanno fatto due delibere di Giunta. Nella prima si evidenziava una certa confusione in quanto ci si richiamava all’art. 27/dpr 280/2001 che regolamenta la demolizione degli immobili senza licenza a costruire mentre in questo caso la licenza a suo tempo fu rilasciata. Inoltre  nella stessa delibera si parlava anche di un progetto di finanza che notoriamente si fa sui suoli di proprietà del comune, si paventava quindi un’acquisizione che attraverso l’art. 27 non è prevista. In consiglio Comunale dicevo proprio questo e ritenevo che il procedimento giusto fosse quello di passare attraverso l’art. 31/dpr 280/2001 che prevede per gli immobili con licenza ma difformi dal progetto originale l’obbligo di abbattimento entro 90 giorni, alla scadenza dei quali, in caso di inadempienza da parte dei proprietari, è il Comune ad abbattere e acquisisce automaticamente il suolo. Poi c’è stata la seconda delibera con la quale il comune dice di non voler fare nessun progetto di finanza ed è implicito che l’area rimane di proprietà della SA.AN.
”Eppure l’Assessore Elefante è stato chiaro, in quel posto non si farà nulla, nemmeno stabilimenti balneari. L’area tornerà alla natura.
“Questo è tutto da dimostrare. Nella natura comunque ci possono  stare gli stabilimenti balneari e se costruire è impossibile perché l’area si trova in  Zona A1, i lidi con strutture rimovibili si possono fare.  L’unico problema è il costone oggi molto pericoloso il cui risanamento è competenza della Regione.  Non vedo motivi per cui la Regione non dovrebbe farlo nei prossimi anni, specialmente se ci sarà un cambio al vertice nelle prossime elezioni. Una volta messo in sicurezza il costone non ci sarebbero più ostacoli. Cosa che ripeto non mi scandalizza e che trovo anche positiva sotto il profilo turistico ed economico. Però rimane il dubbio sulla procedura adottata che lascia alla SA.AN la proprietà del suolo.“
Allora sono incompetenti secondo lei?
“Sono sempre stato parco nell’utilizzo della terminologia nei confronti degli avversari politici. Ripeto, mi limito a costatare che ci sono forti contraddizioni nell’operato del Comune e molti dubbi sulla regolarità delle procedure che hanno portato alla demolizione. Alla festa organizzata dall’Amministrazione io non ho partecipato proprio per questo, in quanto ritenevo che non ci fosse nulla da festeggiare visto come si era arrivati a quel traguardo. Faccio qualche critica anche alla sinistra che non ha fatto molto. Quando ho proposto di fare un’azione comune sul caso Alimuri non ho ricevuto risposte se non quella che io sarei contro l’abbattimento. Una grande stupidaggine direi. Le cose vanno sempre dette per quello che sono e per quello che ne pensiamo, al di là di vuoti pregiudizi.”
Viene da chiedersi perché il Comune abbia fatto questa scelta
“Non mi permetto di fare illazioni. Io mi limito a constatare che ci sono stati degli atti amministrativi contraddittori. C’è stata una correzione del tiro, insomma. Da esponente delle forze di minoranza avevo il dovere di rilevare che questa amministrazione, come ha fatto anche per il cinema per esempio, prima prende una direzione e poi la cambia facendo spesso confusione e non adottando le scelte più ovvie e giuste. Posso solo supporre che nel caso Alimuri l’obiettivo era quello di rendere le eventuali azioni legali della SA.AN meno aspre. Che rimanga proprietaria del suolo non elimina di fatto la possibilità di ricorsi e rimborsi ma sicuramente il percorso giudiziario ne potrebbe risultare perlomeno ammorbidito attraverso un iter meno pesante per il Comune. La prospettiva di poter investire quando il costone sarà risanato è già di fatto un punto molto importante a favore della Società.”
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Nelle foto: l'avvocato Dilengite e l'ing. Elefante, Assessore di Vico Equense