mercoledì 9 aprile 2014

Vico Equense – Dopo il botta e risposta tra Di Vuolo ed Esposito, incontro pubblico per il futuro della SS. Trinità e Paradiso con l’On. Luisa Bossa


Continua il botta e risposta tra nuovo C.d.A della SS Trinità e Paradiso di Vico Equense e Aniello di Vuolo, ex Presidente dell’Ente.  In un documento diffuso qualche settimana fa, Di Vuolo ha risposto alle accuse al vetriolo lanciate contro di lui da Vincenzo Esposito, nuovo presidente della Ss Trinità, che lo accusava di interessi personali nella gestione del complesso monumentale, quale l’occupazione dei locali grazie a una fantomatica fondazione che serviva da paravento. L’intento di Di Vuolo, secondo Esposito, era di natura “eversiva”, in quanto tendeva all’appropriazione dell’intero Ente anche senza gestirne direttamente le attività di amministrazione. Inoltre Esposito lamentava un buco nei conti dell’Ente generato dall’incuria della precedente amministrazione.
A queste accuse molto gravi risponde punto per punto Aniello Di Vuolo, il quale sottolinea anche che, a suo parere, ci sono segni evidenti  della mala gestione di Esposito e dei consiglieri di amministrazione Matteo De Simone e Claudia Scaramellino.
Innanzitutto Di Vuolo afferma di aver provveduto, negli anni della sua gestione, al risanamento dei debiti. La SS Trinità aveva infatti un debito di 1.200.000 €. Al momento della sua sostituzione l’ammanco si era più che dimezzato e i debiti ammontavano a soli 300.000 € rateizzati e, addirittura, nelle casse dell’Ente vi era una liquidità pari a circa 36.000 €.
Di Vuolo, tra l'altro, muove al nuovo C.d.A un’ accusa abbastanza grave. Durante la sua gestione si era preoccupato di restaurare l’antico complesso divenuto decadente e fatiscente. A tal uopo aveva provveduto a realizzare un progetto di risanamento grazie al contributo gratuito di un architetto e di un ingegnere che si erano ben volentieri prestati alla realizzazione tecnica del progetto a proprie spese. Presentato alla Regione Campania il progetto fu approvato e pubblicato sul BURC nel 2011. A causa delle complicate procedure amministrative legate all’erogazione dei finanziamenti già stanziati, la nuova dirigenza della SS Trinità avrebbe dovuto ripresentare il progetto, ottemperando a un avviso pubblico della Regione stessa,  secondo il quale entro il 15 gennaio 2014, eventuali proposte progettuali giacenti presso le strutture regionali che non risultavano ancora avviati dovevano essere ripresentate.
Secondo Di Vuolo questa sollecitazione non c’è stata a causa dell’incuria del nuovo C.D.A di Esposito ed è svanita definitivamente la possibilità di un cospicuo finanziamento che avrebbe dato l’avvio a una rinascita della SS Trintià.
Mentre Di Vuolo comunica azioni legali in risposta alle accuse di Esposito, la SS Trinità rimane un complesso in molte parti fatiscente e abbandonato a se stesso.  Nel frattempo si allontana sempre di più la possibilità dell’acquisizione al comune in quanto il progetto di Legge dell’On. Bossa si è bloccato nelle procedure ministeriali e fatica a prendere la via della conclusione. Nelle stanze del Comune, inoltre, è chiara l’impossibilità di contribuire alla spesa per risolvere il problema. Le sfibrate casse dell’erario non permettono di sostenere l’enorme costo che tutta l’operazione richiederebbe.
In questa  atmosfera confusa e impantanata un gruppo di cittadini esponenti dell’” Associazione Amici di Mediaduemila” ha organizzato un incontro per lunedì 14 aprile alle ore 18.30 presso la Sala Consiliare in via De Feo, Vico Equense. Ospite la prima firmataria del progetto di legge per l’acquisizone al Comune, Luisa Bossa.  Nell’incontro si cercherà di capire quali ostacoli si frappongono alla conclusione dell’iter ministeriale e quali pericoli incombono realmente sul complesso monumentale amatissimo dalla comunità vicana.
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"Nelle foto: Aniello Di Vuolo, Vincenzo Esposito, la SS: Trinità e Paradiso

mercoledì 26 marzo 2014

Vico Equense - Istituto Pubblico “SS. Trinità e Paradiso”, Aniello Di Vuolo: "Adesso parlo io!"

Quando nel mese di Settembre 2012 fui contattato dall’incaricato dirigente del MIUR per chiedermi se fossi ancora disponibile per un rinnovo dell’incarico di Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Pubblico “SS. Trinità e Paradiso” di Vico Equense, nella certezza di aver assolto al meglio il mandato fiduciario affidatomi dal Ministro, prima nel 2008 con la nomina di Commissario straordinario e poi nel 2009 con quella di Presidente del ricostituito C.d.A., ringraziandolo, convintamente rifiutai.
Nel mese di Agosto 2008, quando fui nominato Commissario straordinario, mi bastarono pochi giorni per capire di essermi venuto a trovare immerso in un Ente che aveva un bilancio disastroso, oberato di debiti vecchi di decenni, per oltre 1.200.000 euro, come da Bilancio consuntivo 2007.

Non solo, ricordo che trovai anche il conto della tesoreria in banca bloccato a causa di vecchi pignoramenti e in cassa vi era poca cosa; i pagamenti e gli incassi avvenivano solo per contanti, in modo del tutto inusuale e anomalo, riferito ai dettami di legge per le Pubbliche Amministrazioni.

In primis, analizzando i debiti esistenti, notai che, la maggior parte di essi, si erano consolidati nel tempo in modo anomalo e che, pertanto, era giunta l’ora di riconsiderarli legalmente a nuovo. Fu così che, con l’aiuto spontaneo e gratuito di alcuni amici competenti e con l’ausilio di professionisti del settore, nel giro di qualche anno riuscii a riorganizzarli e a dimezzarne l’entità, riuscendo, per quelli rimasti da pagare, finanche ad ottenere una rateizzazione che prevedesse una rata mensile di pagamento possibile.
Mi piace precisare che, come dall’ultimo Bilancio consuntivo - Esercizio 2012 recante la mia firma, si possa evincere che il debito residuo, nei miei cinque anni di gestione, si era ridotto dal 1.200.000 euro del 2007 a una somma di poco inferiore ai 300.000 euro al 31.12.2012, tra l’altro, già rateata come detto sopra. Inoltre, all’atto del passaggio di consegna al nuovo C.d.A., avvenuto in data 13.03.2013, la cassa dell’Ente riportava anche una consistenza, tra contanti e giacenza sul conto corrente bancario, di € 35.826,48.Fin qui tutto normale, almeno riguardo al mio modo di concepire l’amministrazione della cosa pubblica.
Ritornando con la mente al momento del mio insediamento nel 2008, ricordo che allora il problema più grosso che mi si presentava era quello di ottenere un finanziamento pubblico per il recupero architettonico dell’intero Complesso Monumentale che versava, e versa tuttora, in uno stato di fatiscente degrado e che, purtroppo, così verserà per molto tempo ancora per quello che vi dirò più avanti.
Con l’aiuto di professionisti amici, che accettarono di elaborare sia il progetto di restauro sia quello per il rilancio e l’organizzazione futura della struttura, senza nemmeno chiedermi l’anticipo per il rimborso delle spese sostenute, riuscimmo a preparare le due proposte progettuali in questione, che furono anche preventivamente approvate dall’Autorità Tutoria del MIUR e li presentammo, per ottenerne il finanziamento, attraverso una misura finanziaria messa a bando dalla Regione Campania. L’accordo scritto stipulato con gli amici professionisti (un ingegnere e un architetto) prevede che le loro rispettive competenze professionali gli sarebbero state liquidate solo a seguito dell’approvazione e il finanziamento dei progetti medesimi e unicamente durante la successiva realizzazione degli stessi.
Pertanto, nel Gennaio 2009, le due proposte progettuali furono presentate alla Regione Campania:

1.     Recupero conservativo e funzionale del Complesso Monumentale della “SS. Trinità e Paradiso” di Vico Equense per l’erogazione di servizi avanzati di ricerca, formazione e incubazione nel campo dei beni culturali, dell’arte, della musica e dell’alimentazione mediterranea, per l’importo di € 3.535.322,53.
2.     Promozione e valorizzazione integrata del sistema dei beni culturali; Sviluppo delle competenze del potenziale umano e dell'imprenditorialità nel settore della cultura e del tempo libero; Sviluppo società dell’informazione, per l’importo complessivo di € 1.957.600,00.
Ambedue i progetti presentati furono approvati dalla Regione Campania e, con Decreto Dirigenziale n. 1 del 18.01.2011, anche pubblicati sul BURC n. 5 del 24.01.2011.
Purtroppo, come spesso avviene nelle Pubbliche Amministrazioni, l’amministratore che si adopera affinché sia progettata e presentata un’opera, spesso non è più lui a realizzarla perché poi, quando la stessa viene materialmente finanziata, quasi sicuramente, visto il tempo intercorrente dalla data di presentazione a quella dell’ottenuto finanziamento, il medesimo ruolo è esercitato da un suo successore; ma questo interessa poco, l’importante è aversi adoperato per quel giusto e nobile fine!
Per l’Istituto “SS. Trinità e Paradiso” non è stato così!
Il 09.12.2013 la Regione Campania pubblicava sul BURC n. 69 il Decreto Dirigenziale n. 89 del 4 dicembre 2013 dal titolo “Avviso pubblico - POR Campania FESR 2007-2013 - Iniziative di Accelerazione della spesa”, con il quale si invitavano gli Enti pubblici a ripresentare, con semplice istanza, entro il 15 gennaio 2014, eventuali proposte progettuali giacenti presso le strutture regionali che non risultano ancora avviati, il cui stato dei progetti doveva essere almeno esecutivo, come lo erano, di fatto, i due progetti sopra menzionati, di cui, quello per lavori di recupero conservativo, aveva finanche già attenuto il 24.06.2010 l’approvazione dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici per Napoli e provincia.
Per il rispetto profondo che ho verso le istituzioni pubbliche, il solo pensiero di veder realizzata l’opera da me concepita e avviata, dopo decenni di oscura inoperatività nell’Ente, mi causava un piacere immenso; intanto, pensavo anche ai professionisti che mi avevano dimostrato la loro fiducia e che avrebbero potuto continuare il loro lavoro ed essere, finalmente, rinfrancati.
Purtroppo la mia illusione è durata poco; infatti, l’altro giorno, la Regione Campania ha pubblicato sul BURC n. 16 del 03.03.2014 il Decreto Dirigenziale n. 70 del 24.02.2014 ad oggetto “POR Campania FESR 2007-2013 - Iniziative di Accelerazione della spesa - Avviso pubblico di cui al Decreto Dirigenziale n. 89/2013 – Esiti” e con mio enorme stupore e tanto sconforto, ho costatato che il C.d.A. dell’Istituto “SS. Trinità e Paradiso”, mio successore, non aveva ripresentato nessuno dei progetti già approvati e sopra riportati, laddove i progetti presentati da altri Enti Pubblici sono stati tutti, indistintamente, finanziati.
Evidenzio che questo C.d.A., nel suo primo anno di attività gestionale, lungi dal prendere atto del mio corretto e fruttuoso operato a vantaggio dell’Ente rappresentato, ha preferito unicamente denigrarmi, finanche nelle esposizioni di delibere pubbliche ufficiali assunte; avrei preferito – di contro -, seppur non necessario e rilevante, positivi apprezzamenti. D’altronde, per il rispetto dignitoso che ho per la mia persona, ho evitato di farmi trascinare in diatribe sterili e inconsistenti, fino a quando, colmata la misura, ho dovuto sporgere denuncia per diffamazione nei confronti del Presidente del C.d.A. con richiesta di cospicuo risarcimento a titolo di ristoro per le offese ricevute.
Questa era l’occasione unica e irripetibile, per cui, i cittadini vicani, che tanto sono legati affettivamente a questo Complesso Monumentale e alla sua Istituzione, possono mettersi l’animo in pace perché, almeno per molto tempo ancora, nulla di buono sarà più fatto.
Non so se questo comportamento omissivo possa concretare una responsabilità personale e patrimoniale rilevabile dalla Corte dei Conti nei confronti dell’attuale C.d.A., ma sono, altresì, convinto, che i progettisti, per la forte responsabilità morale che ancora avverto nei loro confronti, essendo l’Ente, nella fattispecie, per omissione colposa, definitivamente decaduto dall’ultima possibilità di ottenere il finanziamento già a suo tempo richiesto e approvato, come innanzi indicato, possano ora far valere i loro diritti per le competenze ancora da riscuotere, creando così un grave danno all’Ente Pubblico in questione e allo Stato che ne è proprietario e responsabile per le nomine effettuate. A tal uopo, preciso che, rivestendo attualmente il ruolo di Presidente di un Organismo di Diritto Pubblico, voluto e autorizzato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, mi ha corso l’obbligo di relazionare e documentare l’accaduto al nuovo Ministro MIUR On. Stefania Giannini perché ne abbia contezza e agisca di conseguenza.
Ora, permettetemi uno sfogo: io sono convinto che l’unico valore vero che riusciamo a trasmettere ai nostri figli sia la nostra dignità, tutto il resto è cosa futile e volatile.
Gaio Muzio Scevola occupa una pagina di storia solo per l’alto valore che egli aveva della propria dignità: riconoscendo di aver sbagliato, sacrificò la sua mano senza esitazione alcuna!
Per i fatti fin qui esposti, sarebbe auspicabile che il C.d.A. rassegni ad horas le proprie dimissioni. La massima eleganza, quella che può riscattare tutte le mancanze di un pubblico amministratore, è saper uscire di scena con dignità.
Purtroppo, debbo, infine, rilevare che i membri del C.d.A. non sono gli unici responsabili dell’accaduto, essendo responsabili, almeno moralmente, anche chi a suo tempo li ha scelti ed indicati come personalità espressione della comunità locale - leggasi Delibera del Consiglio Comunale n. 54 del 17.12.2012.
Se tanto mi da tanto, ritengo che per noi cittadini vicani il futuro possa non riservare piacevoli evenienze.

Il sig. Aniello Di Vuolo ha ritenuto opportuno inviare in una mail quanto sopra riportato al fine di rispondere a quanti nei mesi scorsi hanno insinuato dubbi e sparso notizie sulla sua gestione della SS Trinità.
 

giovedì 13 marzo 2014

Vico Equense – Alimuri. il Sindaco Cinque: “Non sapevo dell'illegittimità del Mostro.”



Il mostro di Alimuri ha i giorni contati. L’abbattimento, almeno nelle intenzioni degli amministratori, è imminente, al  massimo entro la fine dell’anno, come annunciano il Sindaco Gennaro Cinque e l’assessore Elefante.
E’ recentissima infatti la scoperta dell’incontrovertibile illegittimità del manufatto che da decenni deturpa il litorale vicano al confine con la città di Meta.
Tale scoperta, stando a quanto detto dallo stesso assessore Elefante nella conferenza stampa indetta mercoledì scorso, è stata del tutto fortuita. Ed è avvenuta mettendo a confronto il progetto originario dell’albergo con un rilievo del manufatto richiesto l’anno scorso dalla Procura della Repubblica in seguito ad un incidente che vide coinvolto un giovane precipitato, fortunatamente senza conseguenze, da un solaio dell’edificio. Messi a confronto, i due disegni hanno evidenziato delle difformità in quanto l’edificio effettivamente costruito è diverso dal quello presentato nel progetto originario. Tali difformità hanno consentito di accertare l’illegittimità dell’Alimuri e di conseguenza  il suo inevitabile abbattimento.
Dunque, per lunghissimi anni si sarebbe ignorato, almeno da parte delle autorità cittadine e giudiziarie, che la società proprietaria  SAAN aveva trasgredito alle regole, nonostante l’estenuante battaglia tra amministrazione e società proprietaria a suon di cause, contro-cause, ricorsi infiniti. Nessuno si era mai preso la briga di valutare i volumi e le superfici realmente esistenti con quelle autorizzate a suo tempo da tutte le autorità competenti, comprese quelle paesistiche. La complicata battaglia legale era tutta fondata sulla decadenza della licenza edilizia ma non aveva mai messo in discussione la conformità al progetto del Mostro di Alimuri.
Nell’anno 2007, l’ignaro Sindaco Gennaro Cinque si era persino convinto della necessità di un accordo con la SICA srl, subentrata alla SANN, che mettesse fine alle diatribe legali. Pur di abbattere l’orribile manufatto, Cinque dice di aver barattato la demolizione con la costruzione di un complesso alberghiero ex novo in una località diversa, meno impattante col paesaggio costiero. Accordo che la SICA srl si affrettò a sottoscrivere e che suscitò l’ira furibonda degli ambientalisti e delle opposizioni che avevano già rilevato le illegittimità e volevano una demolizione senza contropartite per i proprietari dell’albergo. Nella conferenza stampa Cinque ha spiegato come mai oggi si sia arrivati a una conclusione che spazza via quel vecchio accordo: “Mi avevano detto che era una pizza Margherita e solo adesso ho capito che si trattava invece di una marinara…”, insistendo con un’azzeccata metafora sul fatto che non sapesse assolutamente niente delle difformità esistenti e che solo grazie al lavoro prezioso e capillare dell’ing. Elefante sono venute alla luce.
Il candore con il quale il sindaco spiega le sue buone intenzioni lascia alquanto perplessi. Sembra impossibile o quanto meno negligente, l’aver omesso un esame approfondito degli atti da parte dell’amministrazione, ma anche della magistratura, soprattutto in presenza di azioni legali durate decenni. A nessuno è mai venuto in mente di effettuare dei semplici rilievi.
Comunque, pare che la storia sia arrivata alla conclusione. L’ing. Elefante ha spiegato che l’illegittimità dell’Alimuri oggi è accertata in maniera granitica e che il Comune potrà disporne l’abbattimento senza contropartite per i proprietari. Abbattimento che avverrà entro la fine dell’anno e che comporterà anche il risanamento del costone danneggiato dall’edifico e il ripristino dello stato dei luoghi. Questa operazione costerà più o meno 400.000 euro a carico della Sica srl. In seguito, tutta l’area entrerà in un project financing che verrà bandito con una regolare gara di appalto al fine di restituire la spiaggia al suo antico splendore.
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Foto: Mostro di Alimuri

mercoledì 5 marzo 2014

Vico Equense - Venerdì prossimo Ferdinando Imposimato torna a Vico Equense

Venerdì 7 marzo, alle ore 18.00, presso la Sala Consiliare, P.zza Mercato, Vico Equense,













 
FERDINANDO IMPOSIMATO
discute di

Nuova politica antichi intrighi:  dalle stragi ai delitti impuniti

Con Derrick de Kerckhove (McLuhan Program Toronto)
– on. Guglielmo Vaccaro – on. Valeria Valente
– Umberto Ranieri (pres. Fond. Mezzogiono Europa)  
– Gianpiero Gramaglia (già direttore Ansa)
– Maria Pia Rossignaud (direttore Media Duemila).

Introduce Pasquale Cardone (ass. Amici Media Duemila) 
Conclude Donato Aiello (presidente Pro Loco Vico Equense)

venerdì 28 febbraio 2014

Vico Equense - FESTIVAL MUSIC WEEK

Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla seconda edizione di Festival Music Week - Concorso della Musica d’autore.
Il concorso musicale per cantanti e band emergenti italiane organizzato è dall'associazione Giovani Menti con il patrocinio del Comune di Vico Equense.
Dopo il successo della scorsa edizione, riparte la sfida musicale nata per dare visibilità ai gruppi musicali  e i cantanti che propongono brani inediti ed hanno pochi spazi per proporre la loro musica.
Il vincitore finale riceverà un premio del valore di circa 2000 euro in produzione, distribuzione e promozione.
Per iscriversi è semplicissimo, bisogna scaricare e compilare il modulo d’iscrizione presente sul sito www.festivalmusicweek.com e  inviarla insieme al brano all'indirizzo email concorso@festivalmusicweek.com. L’iscrizione è Gratuita.
Tutte le informazioni e il regolamento sono disponibili sul sito www.festivalmusicweek.com.
Le band o solisti saranno giudicati con un'audizione che si terrà nella seconda settimana di giugno; solo dieci saranno ammessi alla Finalissima di Luglio.
 
 “Siamo orgogliosi – dichiarano gli organizzatori Giuseppe Alvino ed Enrico Ercolano – di presentare la seconda edizione del Festival Music Week soprattutto  per il successo che ha ottenuto l'anno scorso, non solo tra il pubblico ma anche per il numero di iscritti. Il FestivalMusicWEEK oltre ad essere un concorso musicale della canzone d’autore  è anche uno straordinario contenitore di  intrattenimento; una settimana di musica che abbraccia vari generi.
Quest'anno ci saranno tante novità tra cui anticipiamo il gemellaggio con altri  festival, fuori regione”.  
 
Giovanna StaraceUfficio Stampa e Pubbliche Relazioni
mob. 3463036613 
skype: giovanna.starace1
 

giovedì 27 febbraio 2014

Vico Equense - SS. Trinità e Paradiso, il presidente Esposito indica una nuova via



Il nuovo CdA insediatosi  alla fine del 2012, nella persona del Presidente Vincenzo Esposito, ha redatto un volantino-comunicato nel quale ipotizza nuove soluzioni per il destino del complesso monumentale SS. Trinità e Paradiso di Vico Equense.
Esposito innanzitutto mette a parte la collettività di un ipotetico pericolo incombente sulla SS. Trinità, a tutt'oggi occupata in parte dalla Fondazione ITS.BACT istituita dal vecchio CdA. Il che, secondo Esposito, rappresenta un’onta che le istituzioni devono immediatamente provvedere a lavare. Addirittura Esposito si spinge a dire che c’è in atto un “disegno eversivo” del vecchio CdA il quale mantenendo il possesso dei locali mira a trasformare l’intero immobile in ITS.BACT. Dice Esposito:” La fondazione non restituisce i locali dell’Istituto in suo possesso, non perché gli servono, ma perché spera ancora di gestire tutto il complesso. “
I timori di Esposito non finiscono qua. Infatti, egli teme anche che le lungaggini ministeriali facciano impantanare le procedure per l’acquisizione dell’Ente al Comune. E, per scongiurare sia le possibili espansioni dell’ ITS.BACT che la vendita dell’immobile a privati come soluzione finale, suggerisce una nuova via. Nelle sue intenzioni c’è la volontà di riaprire l'antico e glorioso educandato femminile che ha occupato l’immobile per qualche secolo. Ma, non avendo il CdA la possibilità economica di arrivare a questo traguardo, chiede al Sindaco di collaborare in maniera formale e sostanziale al progetto con una gestione congiunta tra Comune ed Ente. Un accordo ben strutturato,  secondo Esposito, consentirebbe al Comune di chiedere al MIUR, ministero competente, "l’affidamento della gestione del patrimonio nella forma di comodato modale”. E il gioco sarebbe fatto.
La proposta di Esposito è tutta da sostanziarsi non essendovi ad oggi né atti comunali, né dell’Ente SS. Trinità che paventino la soluzione auspicata dal Presidente. Il nuovo corso di educandato femminile aprirebbe altresì nuovi interrogativi. La gestione e la direzione della nuova scuola a chi farebbe capo? E delle assunzioni e degli introiti chi dovrebbe occuparsene?

E verrebbe anche da chiedersi come mai il prof Esposito si angosci tanto per l'eventualità che l’Ente non venga acquisito al Comune. Ha avuto qualche soffiata? Sa che l’iter si è inceppato o s’incepperà per qualche motivo? Eppure c’è stato un rincorrersi di comunicati da parte di molte persone che si attribuivano il merito dei passi avanti fatti per l’acquisizione. Prima la prof. Scaramellino che con un acido comunicato nei confronti di presunti nemici della S.S. Trinità si affannava a ricordare quanto si fosse data da fare.  A ruota esternava la segretaria del pd locale, Franca Rossi, che si preoccupava di mettere in risalto l’opera fondamentale in Parlamento dei suoi referenti politici nazionali. Dulcis in fundo, anche il MpV  nella veste di Natale Maresca, il quale faceva sapere che un esponente nientedimeno del M5S, ovvero il deputato cittadino Luigi Gallo, componente della Commissione Cultura, si era interessato alla questione e gli aveva promesso il suo voto favorevole al progetto di legge di Luisa Bossa. Insomma, un carosello di primogeniture che non mettevano in dubbio il passaggio dell’Ente al comune. Invece, oggi esce la nuova versione del prof. Esposito che a sorpresa rivela l'urgente necessità di correre ai ripari con una nuova proposta. Proposta che, in sostanza, ha tanto il sapore di una Fondazione ex novo, ma presieduta da lui e animata sicuramente da nobili propositi.
In questo ginepraio c’è da prendere atto che la SS. Trinità accende non poche fantasie.
 Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Foto: Vincenzo Esposito; SS. Trinità e Paradiso, Vico Equense


martedì 25 febbraio 2014

Cinema - Due film che consiglio convintamente


Ho visto "A proposito di Davis" nel multisala The Space di Salerno. Uno spazio per il cinema davvero all'avanguardia e ottimamente strutturato. Lo dico perché il film me lo sono goduto anche per la comodità della poltroncina che non costringe a rannicchiare impropriamente le gambe come avviene solitamente. Con uno schienale alto e una visuale perfetta, senza teste davanti a rompere l'omogeneità dello schermo. I multisala di Castellammare sono molto meno piacevoli e confortevoli, devo dire con rammarico. Un film deve essere goduto stando comodamente seduti. Come un bel quadro ha bisogno dei suoi spazi per dare il meglio di sè. Per cui fare l'autostrada è valsa la pena.

"A proposito di Davis" racconta la storia di un musicista cantante, Llewyn Davis, squattrinato e di buon talento che muoveva i suoi passi tra New York e Chicago in cerca di fortuna alla fine degli anni '60. Davis spera di rimanere autentico e di non contaminarsi commercialmente, pur avendo una necessità vitale di quattrini. Ma la sua musica non convince. La storia ripropone in maniera geniale il clima musicale dell'epoca, quando nessuno immaginava che il folk avrebbe cambiato il corso della musica pop, a partire da quella immensa stella che fu Bob Dylan. Davis non sfonderà nel mondo del nuovo folk e il film termina sulle note di una canzone di Dylan che suona nello stesso locale di Davis. Il quale tristemente prende atto che il suo essere talentuoso non gli basterà. Un film da vedere, per le esibizioni dal vivo dei cantanti e per capire un clima nel quale il genio musicale non era casuale e nemmeno frutto del talento, quanto piuttosto della capacità di vivere intensamente il proprio tempo e di coglierne meglio di tutti le sfumature esplosive. Bravissimi i registi e ottimo Oscar Isaac nei panni di Davis. Un film da vedere, senza dubbio alcuno.
ps, nel film si intreccia una curiosa storia di gatti rossi. Una vera chicca tipica dei fratelli Coen.


"Smetto Quando voglio" è la singolare storia di alcuni super-laureati.
Chimici, latinisti portentosi, matematici ed economisti di grande talento che hanno passato l'ultimo decennio come topi da laboratorio nelle università italiane. Ricercatori che, nonostante abbiano messo su lavori da nobel, non sono riusciti ad uscire dal circuito assurdo della ricerca universitaria italiana, poco incline ai contratti a tempo indeterminato e fucina di precariato. Su questo film non ho letto recensioni entusiaste, eppure posso assicurare che vale davvero la pena. Rasenta il paradosso, non tutti i ricercatori universitari sono a livelli tanto alti come i bravissimi interpreti del film, né tantomeno prendono la loro fantastica strada "professionale". Ma è molto significativo il racconto garbato della ricerca italiana che affossa anche i suoi migliori elementi scalzati dall'eterna piaga nazionale, la "raccomandazione", costringendoli a trovare sbocchi spesso assolutamente in contrasto con la loro preparazione e le loro competenze. E infatti i nostri eroi si inventano una sostanza stupefacente, non inserita in quelle ufficiali e illegali e spacciandola per discoteche si fanno una quantità enorme di soldi. La storia naturalmente non è a lieto fine. E scoprire che il grande trafficante  con il quale entrano in contrasto altro non è che un ingegnere navale serve a chiudere il cerchio delle sorprese.
Qui trovate il cast al completo. Davvero di gran classe

Altri film
"Sotto una buona stella" di e con Carlo Verdone. Un film delicato con una brava Cortellesi. Narra la vicenda di un uomo rimasto vedevo della ex moglie, caduto in disgrazia economica e costretto a doversi occupare di due figli quasi adulti e assolutamente incomprensibili per lui. Una commedia italiana come tutte quelle a cui ci ha abituato Verdone, gentile, mai invasiva o con tratti pesanti. Da vedere solo se piace Verdone, senza infamia e senza lode.

"Monuments man" Buona idea ma scadente sceneggiatura per un cast di primo livello direi assolutamente sprecato. Troppe stelle e strisce e retorica americana d'accatto. Sembra girato sulle orme di "Salvate il soldato Ryan": stesso sbarco in Normandia ma senza sangue, stessa ricostruzione degli ambienti. Ma la stoffa di Spielberg era di tutt'altra qualità.

"Pompei" Per goderlo bisogna andarci con la curiosità dei ragazzini. Storicamente inattendibile, anche nelle facce troppo americane, narra le vicende di alcuni gladiatori che si esibivano in un circo assolutamente improbabile nella Pompei antica. E della storia d'amore tra un celta nerboruto, con antichi e feroci rancori verso i Romani, e una fanciulla di patrizie origini. Il tutto mentre il vulcano dà segni di turbolenze fino alla catastrofe finale. Catastrofe resa in maniera un po' approssimata e molto fantasiosa.

martedì 4 febbraio 2014

Cinema - "The Wolf of Wall Street" e "Philomena"

Negli uggiosi pomeriggi dei fine settimana invernali si hanno due opportunità di evasione. Andare in qualche posto a mangiare o sedersi in poltrona e ascoltare, vedere, sentire. 
Cinema, teatro e cose simili dunque. Per me che sono appassionata di film c'è stato un doppio appuntamento tra sabato e domenica.   "The Wolf of Wall Street" e "Philomena" che stanno in giro già da qualche settimana.
Il primo con un Leonardo di Caprio strepitoso, potrebbe essere stato un buon film. Il tema è quello che da un po' sta impazzando sugli schermi e cioè l'arricchimento folle e velocissimo dei finanzieri d'accatto ai danni di poveri creduloni illusi. Poteva essere un buon film se fosse durato una buona oretta di meno, che non avrebbe intaccato né il senso del racconto né la bellezza delle interpretazioni dei bravissimi attori, tutti da Oscar. Un'oretta di orge di sesso sfrenato e di sniffate colossali di cocaina che accompagnano i protagonisti stressati da una vita spericolata tra vagonate di milioni di dollari guadagnati senza notevole sforzo e la terribile consapevolezza di stare su un filo di rasoio affilatissimo che può precipitarli in un baleno nella più nera delle esistenze. Ovvero una vita fatta di sacrifici, di miseria, ma soprattutto di una normalità che è la più odiosa delle prospettive.
Le scene orgiastiche a un certo punto appesantiscono il film e non servono più alla descrizione di un clima che già nella prima mezz'ora è ben chiaro allo spettatore quanto piuttosto ad attirare un pubblico giovanile, anzi adolescenziale, soprattutto al maschile, che non a caso affolla la sala.
Comunque, al di là di queste considerazioni, vista la grandiosità del cast e della regia ci si poteva aspettare di più e anche la sceneggiatura appare piuttosto debole.
La contrapposizione che a un certo punto si frappone tra bene e male mi è sembrata piuttosto retriva ancorché banale. Un poliziotto, infatti, come è naturale, comincia a indagare su questo gruppo di miliardari smargiassi. Ma non è un eroe, anzi. Grigio, triste, ombroso. Come tutto il team investigativo. Questi uomini di legge viaggiano in metropolitana dove "le palle sudano", fanno una vita scialba e squallida. Non abboccano alle lusinghe del danaro facile offerto in cambio dell'indifferenza e del silenzio. Ma, alla fine, il bellissimo Jordan interpretato da un eccellente di Caprio, resterà sulla cresta dell'onda pure se è finito in galera per qualche anno. Mentre l'antagonista agente di polizia continuerà a viaggiare in metropolita e a sudare le palle e non del tutto convinto di avere fatto la scelta giusta.
Abbastanza banale nella sostanza, lo salvano gli interpreti. Secondo me da vietare ai minori di 16 anni, non per semplice moralismo, tutt'altro. Solo perché effettivamente è abbastanza forte vista la portata da Oscar e la capacità di persuasione che questo tipo di film ha sulle giovani menti. Ma si sa, in America questa limitazione è una vera iattura. Laggiù i film censurati nessuno li va a vedere e diventano dei flop.
  
Passiamo a "Philomena". Un film di ottima fattura tratto dal romanzo "The Lost Child of Philomena Lee" di Martin Sixsmith. Anche la sceneggiatura è di primo livello. Narra la storia, forse vera, di una donna, Philomena appunto, che in gioventù ha concepito un figlio con uno sconosciuto. Philomena viene emarginata dal mondo e rinchiusa in un convento di accoglienza per ragazze madri fino alla maggiore età. Inenarrabili le sue sofferenze nel convento. L'unico suo bene è il figlioletto Antony dal quale verrà presto malvagiamente separata perché il bimbo sarà arbitrariamente adottato da una ricca famiglia americana. La storia parte dalla becera, cattolicissima provincia irlandese degli anni '60, dove un manipolo di suore cattivissime e insensibili hanno solo voglia di vendicarsi di ragazze che non hanno voluto sacrificare la carne allo spirito. Rispecchiando la mentalità sociale e moralistica dell'epoca
Senza mai smettere di pensare al figlio, Philomena vive nell'angoscia che Antony si sia dimenticato di lei o che abbia potuto odiarla per averlo abbandonato. Il fortuito incontro con un gionalista- scrittore in momentanea disgrazia, la porterà in America dove si è consumato il destino del figlio ormai cinquantenne.
Ciò che scoprirà Philomena è sorprendente e a tratti il film commuove. Confesso che una lacrima è scivolata. Pian piano si fa strada l'anima candida e cristallina di questa donna che legge romanzetti rosa e se ne entusiasma e che non ha maturato alcuna forma di odio nonostante la durezza della sua vita e le terribili angosce che l'hanno accompagnata. Il suo modo di essere si contrappone a quello del giornalista scrittore, razionale, ateo e fine intellettuale, il quale dopo l'iniziale terrore e disgusto di doversi cimentare nel racconto di una specie di fouilleton per una rivista tipo Vanithy Faire, si appassiona nella ricerca di Antony e si sorprende ad ammirare la semplicità umana di Philomena. La donna in realtà non è una cattolica assuefatta alla religione passivamente come egli pensava, né una povera sciocca che vive di sentimentalismi. Per lei vale solo il perdono come insegnamento di Cristo, un perdono autentico, senza fronzoli mistico religiosi. Anche la sua semplicità è autentica e ricca. E alla fine, sorprendentemente,  sente fortissima la necessità di far sapere al mondo cosa accadeva in quel convento-carcere nel quale c'era solo tanta infelicità e crudeltà in nome di Dio.
 I protagonisti della pellicola sono Judi Dench e Steve Coogan molto convincenti e senza le affettazioni che la trama poteva pur comportare. Asciutti e credibilissimi.
Ottima anche la regia. Insomma un film da vedere perché semplicemente è un bel film fatto benissimo. E non è davvero poco.


giovedì 30 gennaio 2014

Vico Equense – Torna Peppe Cioffi e sono subito scintille



Si è svolto rapidamente il consiglio comunale del 28 gennaio, giusto il tempo necessario a sostituire Francesco Saverio Buonocore, dimissionario, con Giuseppe Cioffi.
Esponente di  Forza Sud, lista capeggiata dall’avv. Dilengite, Cioffi torna nell’assise, questa volta nei banchi dell’opposizione. Nella prima Giunta Cinque, infatti, faceva parte della maggioranza in veste di assessore e fu il protagonista, insieme al sindaco, di un corposo dimensionamento scolastico.  Questo evento  creò una vera e propria bagarre tra i cittadini per la soppressione di molti plessi periferici.
La storia politica che lo ha visto alleato di Cinque naufragò presto, probabilmente proprio a causa della diversità di vedute tra sindaco e assessore sulla politica scolastica. Giuseppe Cioffi, insieme ad altri quattro assessori, fu “dimissionato” dallo stesso  Gennaro Cinque in seguito a sopravvenute e insormontabili lacerazioni personali e politiche tra i due.
Le motivazioni su quella scelta tanto drastica del Sindaco non sono mai state del tutto chiarite. In quel periodo era evidente che i mugugni di un gruppo di assessori creavano dei disagi nella giunta e soprattutto al primo cittadino che ha sempre amato avere libertà di azione e il consenso incondizionato dei suoi più stretti collaboratori.
Uscito dalla porta, oggi Cioffi rientra dalla finestra. Ma, non appena acclamato, dopo i saluti di rito e i ringraziamenti per l’accoglienza ricevuta, ha riacceso il vecchio conflitto riportando  all’attenzione il suo “licenziamento”.  - “Voglio capire perchè ci buttasti fuori” - ha detto rivolto al sindaco Cinque, -“Voglio saperlo in questa Aula. Voglio, insomma, una risposta pubblica!”
Gennaro Cinque non si è scomposto più di tanto e gli ha risposto che le ragioni di quello strappo violento erano ben note allo stesso Cioffi e che non se ne sarebbe parlato pubblicamente, al massimo a quattrocchi.
L’atteggiamento tenuto da Cioffi fa presagire nuove scintille nelle future adunanze consiliari.
Maria D'Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Nella foto: Giuseppe Cioffi

lunedì 27 gennaio 2014

Vico Equense - Ecco le note a margine del cc Cinema

Avevo promesso delle note a margine dell'ultima assise consiliare, e mi appresto a farlo, non prima però di soffermarmi su alcuni punti utili a capire il clima che pervade i consigli comunali e che si protrae nel tempo,inamovibile.                                                                                                 
- Innanzitutto l'atteggiamento prossemico, ovvero la "postura" delle parti che è sempre uguale. I banchi della maggioranza sempre lindi, vuoti, asettici che ospitano soggetti umani generalmente poco attenti. Quelli della minoranza, anzi quelli del MpV, carichi di fogli, a migliaia. A volte si notano anche dei grossi volumi, tipo i codici civili pieni di segnalibri. In un disordine sparso lungo i tre metri occupati dai consiglieri. I quali spesso rimangono avviluppati nel gran caos delle carte e sbagliano foglio, e cercano disperatamente quello giusto, in un leggiadro sventolio di pagine e pagine di atti che si mescolano impietosamente per conto loro, sfuggendo al controllo.
- Poi i tempi. La prima ora se ne passa con le interrogazioni. Sempre presentate dai consiglieri di minoranza, soprattutto del MpV. Lunghe, particolareggiate. Il dott. Maresca, in particolare, si dilunga pesantemente sulle fasi storiche di ciascun argomento. Parte sempre dalle origini, pensando forse che noi disgraziati astanti siamo tutti venuti da qualche altro pianeta, che le cose non le conosciamo e che abbiamo fame di storia, più che di politica.
Nella maggior parte dei casi queste interrogazioni restano senza risposta.
Quando infine e finalmente si entra nel vivo del Consiglio, il più delle volte c'è il colpo di grazia per i poveri spettatori stanchi. Tra interventi dotti o non dotti, specialmente quelli di Antonio Di Martino, cominciano implacabili i primi sbadigli. Poi, la testa scivola sul palmo e le palpebre diventano pesanti. Schiacciare un pisolino è l'unico desiderio.


 


Capita però che si discutano delibere cariche di una certa verve che ravviva l'atmosfera. E qui entro nelle note a margine dell'ultimo consiglio comunale. Il piano per la sicurezza illustrato dal Consigliere Cioffi, per esempio, ex maresciallo e quindi "esperto" del settore, è divertente,
anzi immaginifico e fa volare la fantasia direttamente negli uffici del Los Angeles Police Department.  
Oppure succedono siparietti esilaranti, come quello con la dott. ssa Scaramellino. Che ricorda al maresciallo che "anche" la commissione legalità da lei presieduta ha discusso dell'argomento. Il maresciallo si imbestialisce per questa invasione di campo inopportuna e pretenziosa. Pretende il diritto di progenitura...Il pubblico intanto ridacchia.

Quando l'argomento è di quelli succosi, tipo la ricostruzione del Cinema Aequa, ci si sacrifica fino al limite delle possibilità umane. Avvolti nel gelido vento che proviene dalla porta spalancata, si aspetta anche per cinque ore che finalmente se ne discuta, dopo anni di attesa fuori da queste mura.
Sai che prima la minoranza, specialmente MpV sull'argomento ha spalmato internet di chilometri di parole scritte e aspetti quelle viva voce. Ma, inopinatamente, l'avvocato Starace se ne resta muto, anzi a un certo punto prende la borsa stracarica e se ne va.
Restano i "suoi", silenti e attenti uditori e spettatori di quanto si va dicendo e facendo. Senza una parola. Il pubblico si sconcerta, quando arriva la scena madre?
Pian piano gli avvenimenti si dipanano e prendono una strada totalmente inaspettata. Essì perché accade un miracolo: per una volta, forse la prima, la maggioranza è costretta ad abbassare la testa. Il consigliere Dilengite smantella il castello di carte costruito dall'avv. Migliaccio e blocca l'approvazione della delibera! Sciorinando una per una tutte le incongruenze: ma dove sta il nuovo progetto? Ma dove sta la nuova richiesta del permesso a costruire? Ma dove stanno le relazioni e le autorizzazioni dei funzionari comunali?
A notte fonda, invece che darsi al sano riposo del guerriero, l'indefesso dottore Maresca comunica sconcertato su fb:"Stasera, dopo una giornata di lavoro intenso e faticoso, sono andato in Consiglio con lo spirito di chi, anche se da una posizione critica su alcuni aspetti che non mi avrebbero consentito un voto pienamente favorevole, è contento di partecipare ad una seduta per certi aspetti storica: quella che avrebbe permesso alla mia Città di riavere il suo cinema. Purtroppo inghippi procedurali hanno portato ad un ulteriore rinvio della decisione."
Alla faccia degli inghippi, dottò... e perché non si è alzato e ne ha parlato lei che conosce così bene la storia di tutto? Lei così loquace in un'occasione tanto ghiotta come questa se ne sta zitto zitto? Ma lo sa che questa si potrebbe chiamare ipocrisia??
E qua ci vuole Totò!
 


domenica 26 gennaio 2014

Politica - Fassina chi è? Vediamo


Vorrei raccontare a chi non la conosce la storia di Stefano Fassina, politico del Partito Democratico ed esperto di economia, la cui vita professionale e politica può diventare esempio di quella che comunemente chiamiamo meritocrazia.
Nato nel 1966 da una famiglia normale, papà falegname e mamma casalinga, cresce nel sano ambiente della provincia laziale, a Nettuno, giocando a baseball, come in voga da quelle parti dopo lo sbarco americano e studiando, come si conviene a un ragazzo intelligente e serio. Va alla Bocconi, dove si impegna moltissimo per mantenersi con le borse di studio, mentre si appassiona alla lettura di Smith, Ricardo e Marx. Alloggia presso la Casa dello Studente. Si laurea brillantemente, giovanissimo, in economia. Negli anni universitari un professore lo nota per la sua perspicacia e lo avvicina al pci. Stefano ne è entusiasta e comincia l'impegno politico da militante.
Dopo alcune esperienze di lavoro significative in Italia, viene chiamato in una banca americana e poi al Fondo Monetario Internazionale dove ottiene un contratto a tempo indeterminato da centomila dollari all'anno.
Bersani, che aveva fiuto per le persone a posto, lo chiama dopo cinque anni e inizia la sua partecipazione ad alto livello nella politica italiana, forte soprattutto dell'esperienza nelle più alte sfere dell'economia mondiale.
In tutti questi anni ha trovato il tempo di fare 3 figli. Uno è già laureato, gli altri due sono piccolissimi, avuti tutti dalla stessa donna, con la quale alla fine si è sposato, fatti per ridare un senso alla vita, alla continuità, dopo la morte dell'amatissimo fratello Gianpaolo pochi anni fa che ha segnato duramente il percorso di Stefano, una sferzata che lo ha cambiato dentro.
Insomma Fassina è una persona normale, seria e impegnata. Non è arrivato in politica per aver fatto lecchinaggio, non si è comprato la laurea ma se l'è guadagnata e c'è da credere che sia rimasto a lavorare al FMI per cinque anni solo per meriti personali. Lui se ne meraviglia : " Impensabile per uno come me", dimostrando anche una umiltà e una modestia sconosciute a troppi politici odierni.

Ultimamente Stefano Fassina è entrato però nelle cronache politiche per una frase disgraziata del neosegretario del PD Matteo Renzi. "Fassina chi?" aveva risposto ai giornalisti il sindaco di Firenze. Questa frase ha determinato le dimissioni di Fassina da sottosegretario al Bilancio.
Eppure, Fassina è una fiore all'occhiello del PD, per la sua storia personale, per l'impegno messo nel lavoro, per il suo avere radici profonde nella sinistra, che ancora esiste, per capacità intellettuali e critiche. Ha avuto un unico neo, nell'ultimo congresso non è saltato sul carro dei vincitori.
Anzi, prima delle primarie ha cominciato ad apostrofare Renzi con una serie di espressioni, tutte politiche, tipo " Renzi è ambiguo, le sue proposte sono propaganda, la nostra identità è un valore. Oppure " ... Renzi è un caterpillar cappottato che fa proposte pari a zero sulla legge di stabilità".
E come dargli torto, visto che molte proposte del neosegretario stanno nel libro dei sogni...
Queste frasi sono state però il metro di Renzi per giudicare Fassina, indipendentemente dalla sua storia umana e politica, dimostrando un metodo tranchant e approssimativo che tiene conto solo della fede personale nei suoi confronti. Cosa non del tutto nuova in Italia...
Io Fassina l'ho capito quando ha detto che si era vergognato per l'ingresso del Caimano al Nazareno, e gli credo, visto che anch'io ho provato un po' di scuorno. Inutile ribadire che stava pure lui nel "vergonoso" governo delle larghe intese. Direi che ci stava molto stretto se alla prima occasione ha lasciato. Poteva rimanerci, poteva saltare sul brioso e allegro carro di Renzi, poteva persino farsi allegro lui stesso sempre un po' tenebroso, poteva rimanersene nel FMI a fare il gran signore, poteva tante cose insomma, utili per lui. Ma...non le ha fatte.
E di questo lo ringrazio, con profonda stima

mercoledì 22 gennaio 2014

Vico Equense - Cinema Aequa, ancora una fumata nera



Purtroppo, chi sperava di vedere finalmente una luce nel lungo tunnel della ricostruzione del cinema Aequa è rimasto profondamente deluso. Per ora il cinema resta un miraggio. Lo scorso 21 gennaio il Consiglio Comunale era chiamato ad approvare la delibera con la quale si dava il via libera alla nuova  Convenzione per la parziale gestione del cinema da parte del Comune, ultimo atto, era sembrato, per dare via libera alla ricostruzione.
La discussione sul tema è iniziata con una descrizione da parte del Vicesindaco Migliaccio del nuovo progetto elaborato sul tavolo di lavoro con le parti in causa, durato un anno. Le novità principali sarebbero state due e cioè  la nuova dislocazione dell’ingresso ai box auto “a causa di insormontabili problemi tecnici”, oggi posto in via Satriano, sulla via Filangieri. Ma, soprattutto,  il ritorno ad una unica sala teatro che sostituiva il multisala soprastante a dei locali commerciali, come previsto nella variante al progetto presentata nel 2011.
Nella relazione del vicesindaco la ricostruzione del cinema sembrava congiunta all'approvazione della nuova Convenzione. Il successivo intervento del Consigliere Giuseppe Dilengite ha avuto però l’effetto di una doccia gelata che ha spento gli entusiasmi accesi da Migliaccio. Secondo Dilengite, infatti, si stava approvando un atto sostanzialmente inutile perché il vero nocciolo della questione era ben lontano dall’essere risolto, almeno stando agli atti allegati alla delibera.  Pur dovendo approvare solo una convenzione, infatti, nella delibera era inserita tutta la documentazione relativa al tavolo di lavoro aperto dal vicesindaco  e si descriveva il nuovo assetto  del cinema concordato alla fine dei lavori. E su questi punti l’avv. Dilengite ha espresso con durezza e decisione tutte le sue perplessità.
 Dilengite ha ribadito che gli unici permessi a costruire rilasciati dall’amministrazione Comunale sono relativi al progetto originario del 2003, con il quale si autorizzava la costruzione dei box auto e non era prevista la demolizione del Cinema. Della variante successiva, che riguardava la costruzione di un multisala e di locali commerciali, non è avvenuto nulla e il nuovo progetto di cui riferisce Migliaccio non è ancora stato presentato nei termini di legge, pur modificando sostanzialmente tutti e due i progetti precedenti. Soprattutto per quanto riguarda l’aumento delle superfici calpestabili che vengono quasi raddoppiate e il cambio di destinazione d’uso dei nuovi locali definiti nella documentazione “pertinenziali” al cinema. Tra le altre cose Dilengite ha sottolineato che l’ingresso  su via Filangieri favorisce l’accesso ai box, passati da un numero di quindici del progetto originale ai settantotto realmente costruiti e che, in sostanza, hanno fatto esplodere il problema della inadeguatezza dell’ingresso da via Satriano. La pur legittima aspettativa dei proprietari del cinema di ottenere dal proprio bene il massimo vantaggio economico, secondo Dilengite, ha seguito però una strada sbagliata, determinando lo  stallo del progetto che persino in questa ultima fase si arena sui permessi a costruire e sulle dovute relazioni.
Nonostante le rassicurazioni del Vicesindaco sulla imminente conclusione degli atti formali, dopo l’attenta e necessaria valutazione degli uffici tecnici, Dilengite ha continuato a sostenere la sua linea. Non potendo arrivare ad alcun accordo e ritenendo giuste in gran parte le motivazioni messe in campo dall’avvocato , il Consiglio Comunale si è sciolto rimandando l’intera discussione a quando sarà in possesso di tutti gli atti necessari. Ovvero, di acqua sotto i ponti ne deve ancora passare.

Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"

Nelle foto: cantiere cinema Aequa, il vicesindaco Migliaccio, il Consigliere Dilengite


venerdì 17 gennaio 2014

Di Matteo Renzi e del martellamento infinito


Ogni giorno Matteo Renzi sferra un colpo potentissimo al Governo. Poi, negli intervalli, passa da un appuntamento all'altro con i leader di tutte le forze politiche, Fratelli d'Italia e Berlusconi compresi, e non si fa mancare quattro chiacchiere con Napolitano.
La scusa per tutti questi contatti è che bisogna trovare convergenze per le novità che lui ha messo sul piatto, legge elettorale con annesse riforme importanti, "valide per 20 anni", piani sul lavoro, diritti civili ed altro.
Mentre lo sento parlare alla direzione nazionale del pd resto però alquanto perplessa.
Resto perplessa perchè?

1) Dice che non sta per niente tirando i piedi a Letta, ma ammette convintamente che in questi mesi si è perduto tempo. Dice che il Governo può andare avanti ma deve fare un cambio di passo. Queste affermazioni contraddittorie dovrebbero essere più complete. Per esempio bisognerebbe spiegare: come fa Letta a cambiare passo su argomenti quali la legge elettorale, la sparizione del Bicameralismo Perfetto e la modifica del Titolo V della Costituzione, che alle forze di maggioranza stanno di traverso nello strozzo? Il segretario possiede una formula magica che riesce a sciogliere tutti i nodi e l'ha svelata a Letta che si rifiuta di pronunciarla? Perché, e Renzi lo sa benissimo, la maggioranza così come si compone adesso, ma anche l'opposizione, non è assolutamente omogenea su queste cose e sarà già un miracolo se riuscirà a formulare solo una uova legge elettorale. La quale, sicuramente, non può solo rispondere ai desiderata del Segretario ma deve essere accettabile per tutti. Anche i partitini purtroppo in questo momento hanno voce in capitolo. Che si fa, li si cancella o li si mette all'angolo? E come?

2) La maggioranza, col pd maggiore azionista, è ampia e sicuramente potrebbe legiferare ma è disponibile a farlo in un clima politico tanto ballerino quanto infido? E questo continuo martellare non è irritante e addirittura un freno? Chi è disponibile a regalare a Renzi dei successi politici? Chi vuole ammettere che l'agenda la sta dettando lui e che le cose si fanno grazie al suo incessante martellamento?

3) Le proposte di Renzi somigliano a un cartello elettorale, avrebbero maggiore senso se fosse tutto impostato in questa direzione, posto che questo Parlamento non riuscirà a fare nemmeno un terzo di quanto chiede il Segretario. Ma un cartello elettorale da fare con chi? Questa è una incognita sulla quale Renzi non si pronuncia mai. Ammesso che si faccia una nuova legge elettorale, senza una riforma costituzionale che prevede il Presidenzialismo, il pd da solo, nonostante Renzi, potrebbe anche restare al palo. A meno di un premio di maggioranza anche per il Senato, molto simile a quello che la Corte Costituzionale ha ritenuto illegittimo. E' per questo che il nostro segretario non dice chiaramente che questo governo fa schifo, che è contro natura e che deve al limite fare una nuova legge elettorale e poi andarsene a casa? Sa benissimo che tutta la sua sfrontata freschezza non servirebbe a niente e che una nuova sconfitta potrebbe stare dietro l'angolo? Specialmente nella consapevolezza che al momento partner con quali condividere la strada non ce ne sono?

Insomma Matteo, davvero ti illudi che tutti pendano dalle tue labbra? Questa continua guerra che fai a Letta, che a Napoli si traduce col detto "Votta 'a petrella e annosconne 'a manella", sei sicuro che sia la strada giusta per il successo? Come questa smania di avere Berlusconi come interlocutore privilegiato? Ti faccio un'ultima domanda: se Letta si stufa e ti manda a quel paese che si fa? E' vero che la politica coi se non si deve mai fare. Però il Presidente qualcosina già te l'ha detta, no? Tu saresti pronto comunque?

Vico Equense – Politica cittadina in fase regressiva. Destra e sinistra al palo



Secondo indiscrezioni, non ancora ufficializzate, il leader del MpV, Aldo Starace, avrebbe già pronta la lettera di dimissioni. Al suo posto dovrebbe subentrare Andrea Lauro, giovane avvocato primo dei non eletti nelle liste del Movimento.  Questa voce, diffusa dallo stesso Starace in via informale tra i conoscenti incontrati casualmente in piazza, ancora non ha trovato conferma né sulle pagine del sito ufficiale né da esternazioni pubbliche dello stesso Starace. 
Che la minoranza di Starace fosse in difficoltà si era capito già all’indomani della elezione comunali. Una vera e propria debacle elettorale che si era consumata con la sparizione dal Consiglio Comunale del maggiore partito di opposizione, il pd, e un bottino magrissimo che non superava il 22% per tutta la coalizione. Schiacciata dalla incolmabile superiorità numerica della maggioranza di Gennaro Cinque, la minoranza di Starace, che non ha mai voluto definirsi opposizione, non ha trovato spazio per esprimersi, né ha saputo incidere in maniera significativa nella vita politica della cittadina vesuviana.
Gli approcci disastrosi avuti con il resto del centrosinistra vicano hanno chiuso ogni possibilità di dialogo tra le forze di opposizione. Ha avuto luogo un lento disgregamento e anche i "luoghi" storici  hanno smesso di essere punto di riferimento per chi sognava a Vico Equense una rinascita culturale e politica che non avesse il sapore retrivo del solito centrodestra.
Il maggiore partito di opposizione,  il pd, che si era rinnovato completamente con un gruppo di giovani promesse dopo la cocente sconfitta elettorale, non ha nei fatti saputo riprendere in mano il timone di una barca ormai sgangherata. Sotto i colpi quotidiani sferrati al direttivo da Amalia Durazzo, unica rappresentante, a suo dire, del rinnovamento vero del partito, il pd si è sfaldato al punto da tornare indietro di 20 anni, con un congresso finto e illegittimo dal punto di vista formale, nel quale l’hanno avuta vinta, proprio grazie alla Durazzo, una segretaria e un direttivo vecchio e senza alcuna qualità politica di rilievo.
Una situazione deprimente insomma che non vede sbocchi evolutivi, almeno per il momento e fintantoché l’avvocato Starace non declini ufficialmente le sue dimissioni insieme a Scaramellino e Maresca. L’ingresso di giovani esponenti del MpV, potrebbe favorire un ricambio generazionale rigenerante e un cambio di registro, o di passo, come si usa dire oggi. Per riprendere il dialogo necessario col pd, e tentare di favorire una nuova aggregazione che spazzi via l’attuale inefficiente segreteria. Per fare ciò è necessario l’uscita definitiva dalla scena politica degli attuali esponenti del MpV. L’aria da respirare dovrebbe essere assolutamente nuova e fresca in tutto il centrosinistra e sarebbe auspicabile  evitare la presenza incombente di chi si dichiara volenteroso, ma che nei fatti ha fallito. Lasciare il testimone in tempo, insomma, per fare spazio a una nuova classe dirigente e inventarsi un candidato  sindaco credibile.

Se il centrosinistra piange, il centrodestra non se la ride di certo. Situazione desolante anche su questo fronte, spaccato e frammentario nel suo insieme, incapace di creare opportunità nuove di sviluppo per Vico Equense. La guerra ingaggiata dal Sindaco Cinque con il Presidente del Consiglio suo omonimo non è assolutamente finita.  Anzi rimane al centro del dibattito politico e ha ingessato tutta la maggioranza. Solo da pochi giorni si sono insediate le commissioni e sono stati nominati i presidenti, ma c’è da credere che non serviranno a nulla e che la Giunta e i funzionari comunali resteranno gli unici con le leve del potere in mano.
Ad oggi non si hanno certezze su chi prenderà il posto di Gennaro Cinque, a parte vaghe possibilità che vengono di volta in volta messe in campo. Forse Andrea Buonocore nuovo ras di Moiano, intercettatore di svariate centinaia di voti personali? Oppure una delle nuove leve, i bravi ragazzi  Peppe Aiello e Luigi Svarese, fedelissimi del Sindaco? L’emergente Flora Beneduce-De Rosa si prepara al colpaccio?
Un dato comunque appare evidente: il Sindaco Cinque non è stato capace di fare politica e di preparare una classe dirigente per il futuro pur potendo disporre di un ampio bacino di ricambio e di ampie possibilità di manovra. Si è chiuso nella sua testarda convinzione di essere l’unico in grado di gestire la città e i suoi elettori facendo politicamente  terra bruciata nel centrodestra. In un recente Consiglio Comunale ha annunciato che, finito il secondo mandato, tornerà a vendere mobili a tempo pieno.  E già in città ci si chiede cosa resterà di questi dieci anni di “Cinquismo” sfrenato. 
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Nelle foto: la Triade di Mpv e Gennaro Cinque in Consiglio Comunale