venerdì 9 dicembre 2016

Il fu Matteo Renzi


Tra le tantissime autorevoli voci che si sbracciano a spiegare il recente voto referendario mi ci provo anche io, umilmente, a dire la mia, sebbene immagino sia di scarso interesse. Ma può rappresentare, nel suo piccolo, la voce di chi, non proprio convintamente, ha votato per il SI e ne vuole rendere conto.
Partiamo dal recente passato ante-referendum e prima di Renzi.
A chiedere anche a un bimbo come andava l'Italia, avrebbe risposto che andava uno schifo, che la miseria incombeva su un italiano su quattro, che il lavoro era a zero con la totalità dei diritti negati. Che la scuola faceva acqua da tutte le parti. Ambiente e territorio ristagnavano nel degrado e nell'incuria mentre lo Stato stava a guardare. Questa è l'Italia ante-referendum, non certo grazie a Renzi né tantomeno al Pd, che negli ultimi anni ha perso tutte le elezioni e che, da un certo punto in poi, prima di Renzi ha contato come il due di briscola.
Voglio dire, non si era negli anni del Bengodi, né tantomeno nell'atmosfera operaista degli anni 60/70. Si era piuttosto nell'Italia che ci siamo ritrovati nel dopo Berlusconi, un'Italia che ha vissuto un ventennio nelle mani di un governo simil-mafioso, sottomesso alle leggi del mercato imposto da una finanza simil-mafiosa, capeggiato da un miliardario simil-mafioso proprietario di un impero mediatico paralizzante, che ci ha trascinati nell'incolto mondo della tv spazzatura tutto tette, culi, sesso droga e rock and roll. Pare che ce ne siamo dimenticati...In questo mondo pagare le tasse era diventato un reato e proteggere i lavoratori una bestemmia. In quel mondo Bersani ha pagato per non aver dato sponda all'inciucio con Berlusconi. Il pd ha pagato per aver sostenuto un governo con Monti pur di uscire dal pantano berlusconiano.
Questo è quanto. Poi si è arrivati a Renzi.
Il quale è un giovane uomo molto ambizioso, ma completamente slegato dai poteri cosiddetti forti, venuto da una normale famiglia benestante, che ha sposato una normale ragazza, professoressa precaria come tante, che a un certo punto ha voluto tentare un gioco temerario: mettersi da un'angolazione diversa a guardare la realtà e tentare di governare l'Italia. Per esempio, se il lavoro non va bene, allora capovolgiamo la situazione, non diamo scuse agli imprenditori e vediamo cosa succede. Anche sulla scuola il ragionamento sarà stato lo stesso. C'è troppa gente che aspetta di uscire dal precariato, sistemiamola e ricominciamo da capo. Magari dando un po' di potere in più ai presidi che hanno le mani legate e non riescono a imporre le loro scelte, né a migliorare un'offerta formativa ormai asfittica. Nel frattempo offriamo ai docenti un po' di soldi per comprarsi dei libri, fare aggiornamento qualificato, andare a cinema e nei musei aggratis.
Rendiamo liberi di unirsi civilmente e di adottare bimbi anche quelli che oggi si vedono negare la possibilità di fare famiglia (poi il Senato ha rigettato le adozioni), diamo alle coppie di sesso uguale dei diritti che cn Berlusconi erano semplicemente impensabili. Anche rottamando, forse, Renzi tentava di dare un calcio all'establishment, in maniera un po' rozza, ma assolutamente anticonvenzionale. 
Mi fermo qua. A tutto questo non dò giudizi di merito. Non valuto l'operato di Renzi in quanto non so ancora quali effetti produrrà nel tempo, al di là delle polemiche sui vari provvedimenti. Dico solo che nessuno ci aveva mai provato, che Renzi si è messo in una posizione direi antisistema, fuori dagli schemi dell'Italia parolaia e mafiosa che negli ultimi vent'anni ha portato solo sciagure e disastri economici, ambientali, sociali e culturali.
Se ritorno un po' indietro nel tempo, soprattutto guardando al mondo del lavoro, mi chiedo e vi chiedo: ma quando il Sindacato dell'articolo 18 ha fatto l'interesse di noi poveri diavoli una volta uscito dalla favola operaista degli anni '70? Dal mio punto di vista non lo ricordo. Ricordo un sindacato di sinistra(?) che a un certo punto ha iniziato a essere cerchiobottista tra datore di lavoro, talvolta iscritto anche lui, e lavoratore e consentiva che a me, che andavo al lavoro anche con la febbre e alla mia collega assenteista cronica, si applicassero gli stessi diritti sindacali, creando una disparità di doveri sottoscritta da un contratto collettivo, che non diceva mai niente al di fuori dei ragionamenti sui massimi sistemi, e che però metteva tutti a tacere quando arrivavano adeguamenti di stipendio paritari e relativi arretrati. Della scuola, dove lavoravo, che faceva acqua da tutte le parti non se ne parlava mai. Ed era, e per certi aspetti ancora lo è, un sindacato, diciamocelo, clientelare e asservito a un potere dal quale non aveva più il coraggio di sganciarsi. Un apparato, insomma. Spesso specchio solo di se stesso e non della società e tantomeno dei lavoratori.
Tornando all'oggi, per essere breve. Renzi il Referendum lo ha perso. I tanto temuti Poteri Forti lo hanno mollato. Ha vinto il Popolo. Il Popolo, parola abusata e straziata in tutti i sensi, masticata e sputata a secondo del caso. Ma quale popolo? Dopo la vittoria del no questo popolo ha cominciato a metter gli steccati. Ognuno deve rientrare nel suo ambito, il popolo ha votato tutto insieme con Berlusconi, Salvini, Grillo, la Meloni, ma nel post-referendum ognuno prende le distanze e si comincia a ragionare sul chi sono io e sul chi sei tu. Scusatemi ma è ridicolo tutto ciò. Il Popolo è o non è. Non si fanno distinguo, il popolo è unito oppure non è popolo, non può essere popolo a cavoli propri.
Renzi ha lasciato il Governo, lo aveva promesso e lo ha fatto. E succede però una cosa strana. Non c'è nessuno che vuole sostituirlo, che vuole traghettare l'Italia alle elezioni, che si vuole sporcare le mani. E già qualcuno se le sfrega le mani al pensiero di un Renzi bis per continuare a blaterare contro, distruggerlo, affossarlo, accusarlo di colpe ignominiose. 
E in tutto ciò il vero avversario politico diventa il movimento 5st. Che ancora non ha spiegato la vicinanza a certe frange mafiose della Capitale, le firme false in Sicilia, gli immensi capitali del Berluschino della rete, fu Roberto Casaleggio, che il Signore lo abbia in Gloria...
Una mia carissima amica mi aveva spiegato che votava no al referendum per una semplice ragione, e cioè per il timore che facendo passare la riforma costituzionale, avrebbe dato la stura non a Renzi, che era il meno peggio, ma ai poteri forti della destra italiana, simil-mafiosa, che non è mai morta. "Il pd non vince più niente, mi diceva. Con o senza Renzi. Qua regaliamo il Si a chi il potere lo intende nel senso peggiore del termine, lo regaliamo a Grillo che con l'Italicum stravincerà. Imbrigliando l'Italia in una rete antidemocratica e autoritaria, simile alle epurazioni che si fanno in quel partito contro i dissidenti".
Ecco, devo dire che era una delle motivazioni plausibili. Ed è per questo motivo che il mio Si non era convinvinto al 100%. Perché anche io penso che il pd, con o senza Renzi, non sia in grado di vincere più niente, già da un bel po'. Se di questo dobbiamo godere, godiamo pure, ma come quel marito che per far dispetto alla moglie si taglia il pisello.
A mio avviso, Renzi, sul quale non pendono procedimenti penali né fondati sospetti di essere un fuorilegge né tantomeno un affiliato di cosa nostra, tranne che nelle lamentazioni dei disfattisti di professione, rimane l'unica figura che ha saputo destreggiarsi in Europa soprattutto sul tema dei migranti ed il più idoneo a rappresentare l'Italia in un panorama, lasciatemelo dire, alquanto squallido. Poi del Sud dimenticato, delle tasse sui lavoratori che sono una mannaia, degli ultimi, parliamone, perché sono dell'idea che sono argomenti incompiuti del Governo Renzi, ma penso che proprio il Governo Renzi sia stato l'unico luogo nel quale, ad insistere e a scalpitare, se ne poteva ancora parlare.
 
 
 

venerdì 18 novembre 2016

Assemblea del Pd di Vico Equense

L'assemblea del pd di Vico Equense ha suscitato notevole curiosità per le ragioni che hanno portato al commissariamento, che sono già note e che non mi dilungo a ripetere ancora, e per la manifesta volontà del Sindaco Buonocore di entrare a far parte del partito.
Nella discussione che si è sviluppata, a parte le giuste recriminazioni degli iscritti buggerati dall'ex segretaria, le cose che devono essere messe in primo piano, secondo me, sono le seguenti.
L'intervento assurdo del sindaco Buonocore che continua a rinfacciare fatti avvenuti qualche anno fa.
La presenza massiccia di una parte considerevole dell'attuale maggioranza in Consiglio Comunale che non ha profferito parola, né ha tentato di ricucire uno strappo
La presenza significativa di giovani 30/40enni con una considerevole voglia di partecipare e costruire.
Su queste cose bisognerebbe cominciare a ragionare per tentare di sbrogliare la matassa.
Cominciamo dal primo punto.
Andrea Buonocore ha detto in assemblea di essersi sempre sentito parte integrante del pd, però sarà da qualche annetto che non lo vota più, a cominciare dalle elezioni di cinque anni fa quando prese la giacchetta e se ne andò da un'altra parte. Questo modo di agire, che fa ormai parte di un malcostume diffuso, di per sè non costituirebbe un grande reato se derivasse da un legittimo cambiamento di opinione piuttosto che da una opportunistica scelta elettorale. Tuttavia, si potrebbe perdonare anche questa come peccato veniale se almeno ci si chiarisse su alcuni punti fondamentali. Faccio un esempio. Gennaro Cinque, come si sa, è uomo di destra, con annessi e connessi. Qualche mese fa, e non era la prima volta, a riprova di questa sua profonda e sostanziale connotazione politica, pubblicava su fb un video di Salvini che, come al solito, diceva la sua sui migranti con gli argomenti che tutti ormai conosciamo a memoria. Ebbene, sarebbe importante che Andrea Buonocore spiegasse come può, un Sindaco che si sente naturalmente collocato nel pd, sopportare che nella sua Giunta vi sia un assessore che mostra video razzisti sui social. Non sono sciocchezze, secondo me, sono cose importanti, perché il pd avrà mille difetti ma sul tema dei migranti si è sempre espresso con infinita trasparenza e chiarezza. O ti piace Salvini o sei del Pd, da questo non si scappa. Ma non è il solo punto che dovrebbe distinguere il "piddino" Andrea dalla destra che ha frequentato e che, per quanto ci risulta, continua a frequentare. 
Sbagliato anche l'approccio con chi ha buone ragioni per avercela con lui. Ha ripetuto, ormai è un mantra, che è stato cacciato dal Pd (Sic!)
Non avrebbe dovuto chiedere scusa per i fattacci combinati dalla Rossi e riconoscere che quello fu un imbroglio bello e buono? O perlomeno che fu un errore?
L'approccio doveva, a mio avviso, essere rassicurante per chi nel partito ancora ci crede e trova scellerate alcune scelte spericolate che sfiorano l'illegalità. Andrea avrebbe potuto spiegare che con Gennaro Cinque è nato un sodalizio elettorale che non sarà eterno e non supererà certi limiti. Avrebbe dovuto smentire il temuto arrembaggio del partito da parte delle truppe cammellate al suo seguito  o al seguito di Gennaro Cinque, garantendo trasparenza nel tesseramento e nelle modalità del prossimo congresso. Avrebbe dovuto fare, in parole povere, un intervento politico serio invece che frignare per un fatto accaduto anni fa, nel quale, per giunta, aveva torto marcio.
Penso che se lo avesse fatto gli animi si sarebbero subito rasserenati avendo di fronte una persona consapevole e responsabile. Si spera che in futuro Andrea si orienti in maniera più costruttiva, senza fare inutilmente e cocciutamente la parte dell'offeso, anche se si teme che lui molte cose non le abbia dette perché non le pensa. E su questo si basa l'inquietudine di chi pone obiezioni alla sua presenza nel Pd.

Riguardo alla presenza in assemblea di una parte della giunta accompagnata da sconosciuti che sembravano più guardie del corpo che possibili futuri militanti, avrei gradito ascoltare qualcuno che conosco molto bene e che non posso fare a meno di avere in simpatia, nonostante tutto, per antica conoscenza e frequentazione. Speravo che almeno da loro partisse una richiesta di collaborazione, di voglia di ricostruire, un riconoscimento di reciproca necessità per ricominciare un dialogo interrotto da brutte vicende che si devono in qualche modo archiviare. Nessuno gli avrebbe chiuso la porta. Quando si riconoscono gli errori fatti si è già un passo avanti.
Infine non posso fare a meno di mettere in evidenza l'intervento del giovane Raffaele Vanacore che ha parlato di rinnovamento, di futuro.
E non posso fare a meno di pensare anche io che il partito deve viaggiare su strade nuove e fatte di sostanza. Che il Sindaco diventi un tesserato o addirittura assuma un ruolo nel partito ha poca importanza per il futuro del pd. Quello che conta è la possibilità di mettere nuove energie in un progetto che, senza escludere una fattiva e possibile collaborazione con l'amministrazione comunale, rimanga indipendente e promotore di iniziative  al servizio dei cittadini, fuori da ambigue politiche, da veti o costrizioni di qualsiasi genere. E soprattutto che ispiri fiducia.

venerdì 20 maggio 2016

Vico Equense – Sentenza scontata del TAR. Buonocore fuori dai giochi

La sentenza del TAR è stata una doccia gelata per Andrea Buonocore. Un colpo durissimo per l’aspirante candidato  sindaco che si è visto bocciare il ricorso per la riammissione della lista VICOinvolgiamo, ultima speranza dopo l’esclusione di Forza Vico e del PD per incompletezze formali gravissime.
Martedì 17 la piazza Umberto I, a Vico Equense, dava l’impressione dell’anticamera di una sala parto. Davanti al Caffè Zerilli ex maggioranza, esclusi dalla competizione, sfidanti e simpatizzanti delle varie fazioni attendevano da un momento all’altro la sentenza del TAR con l’ansia trepidante dei parenti di un nascituro.
Nei giorni precedenti sui social erano volate parole grosse tra i rappresentanti della ex maggioranza e le parti avverse accusate di voler “vincere facile” annientando gli avversari a colpi di burocrazia. E si inneggiava a una vittoria morale per dei guerrieri indomiti che non avrebbero mollato mai.
Nel ricorso al TAR Andrea Buonocore ha fatto leva su delle denunce depositate presso i Carabinieri di Vico Equense verso alcuni “facinorosi” che avevano impedito il normale svolgimento della consegna dei documenti allegati alle liste, astenendosi però dal descrivere come si erano svolti effettivamente i fatti già ben noti a chiunque abbia assistito alla consegna delle liste.
Il tiramolla dei centrodestra sul nome del candidato sindaco si è protratto fino a due ore prima della consegna. Una specie di commedia dell’assurdo si consumava tra nominativi dell’ultimo minuto benché il candidato ufficiale fosse Franco Lombardi, per il quale si erano raccolte le firme e le candidature.
Di punto in bianco la situazione è cambiata con la designazione a sorpresa di Andrea Buonocore, generando la più totale confusione tra alcuni membri della stessa maggioranza,  che hanno subito cambiato rotta, e firmatari, nonché tra i candidati che hanno visto epurato il Sindaco per cui si erano schierati.
I “facinorosi” erano quelli che annotavano e si opponevano a tutte le incongruenze di una consegna dei documenti viziata da un clima avvelenato e falsato nei fatti.
Gennaro Cinque, in sostanza, invece di badare alla necessaria cura delle carte ha mandato tutti in tilt al punto che nulla era pronto alla scadenza dei termini per la presentazione delle liste. Dunque, non appare peregrina la decisione del TAR di escludere la lista VICOinvolgiamo per errori formali non sanabili. Eppure la notizia è esplosa come una bomba nell’incredulità degli interessati. Per loro è nato “nu criature niro niro” che non aveva ragione di essere nonostante vi fossero tutti i presupposti per un amaro epilogo e hanno inopinatamente ricominciato a puntare il dito accusatore verso chi esercita il sacrosanto diritto di difesa.
Ora a decidere sarà il Consiglio di Stato che, come spiega l’avvocato Dilengite, ex consigliere di opposizione,  per tradizione si esprime in “favor ammissionis”. Si riaccendono dunque le speranze di un rientro in pista di Andrea Buonocore. L’udienza è fissata per lunedì alle 14.30.
Ricomincia l’attesa spasmodica di una sentenza e della fine di una vicenda che, comunque vada, somiglia più a una tragica commedia dell’assurdo che a una leale e normale sfida politica.
Maria D’Ordia oer "Il Gazzettino Vesuviano"

domenica 8 maggio 2016

Vico Equense – La spunta Andrea Buonocore. Ex maggioranza spaccata e lista pd nella bagarre

Alla fine di una notte drammatica, convulsa e completamente in bianco, Gennaro Cinque ha trovato la quadratura del cerchio, tra lacrime, sangue e strappi furibondi. L’ha spuntata Andrea Buonocore che ha finalmente coronato un sogno inseguito per molti anni. Buonocore non ha fatto passi indietro per favorire Franco Lombardi, come era trapelato in un primo momento, ma al contrario ne ha causato la fuoriuscita definitiva dal centrodestra.
Rotti equilibri delicatissimi, dunque, si è sfasciata in parte la maggioranza al governo di Vico Equense da dieci anni. Alcuni Consiglieri, per ripicca, si sono candidati nelle liste avverse dell’odiato Maurizio Cinque, come Mariateresa Eusebio. Altri come Balestrieri e lo stesso Franco Lombardi hanno preferito rimanere fuori dai giochi.
Ma nella notte si è consumato un altro dramma che ha coinvolto il partito democratico, fino a pochi giorni fa in forze a Maurizio Cinque. Ne aveva dato notizia attraverso un comunicato stampa la segretaria cittadina Franca Rossi, provocando lo sconcerto tra gli iscritti e i simpatizzanti in quanto la decisione di appoggiare Maurizio Cinque era stata presa in perfetta solitudine senza passare per gli organi di democrazia interna al partito. Ma, l’ineffabile segretaria è andata avanti, incurante delle critiche, raccogliendo firme e pietendo candidati da sistemare in una lista che stentava a riempirsi. Poi nella notte tra venerdi e sabato scorso, ovviamente senza avvisare nessuno, ha cambiato idea e al mattino si è presentata all’ufficio elettorale dichiarando di essere collegata ad Andrea Buonocore, mandando Maurizio Cinque e le sue liste a quel paese. Nell’ufficio si è scatenato l’inferno, tra gli insulti di chi era convinto di essere candidato per uno schieramento e si è trovato a tradimento in tutt’altra situazione. Sono volate parole grosse e sono intervenuti i carabinieri, mentre alcuni candidati pretendevano e ottenevano di essere depennati dalla lista del pd, disgustati dall’assurda protervia della segretaria.  I social sono stati subito invasi da commenti feroci nei confronti della segretaria Rossi, presa di mira per la sua falsità e doppiezza verso chi in buona fede aveva sottoscritto la lista del pd e si era candidato. L’avvenimento increscioso per i gli aspetti grotteschi di una politica malata e lontanissima da qualunque pulsione ideale è finito persino nelle cronache nazionali del Tg1 delle 20.00 e del mattino successivo.
Nonostante la bagarre la lista è stata comunque riempita in fretta e furia con l’aiuto di Gennaro Cinque che ha prontamente offerto i nomi, tra gli altri, di Giovanni De Simone e Antonio Guida, a riempimento dei vuoti creatisi nelle candidature ed è stata depositata, anche se priva di documenti che potrebbero inficiarne la validità. La segretaria Rossi pare si sia cautelata con una denuncia ai carabinieri per gli insulti ricevuti  presso  l’ufficio elettorale e per la sparizione dei documenti che, a suo dire, al momento della presentazione erano perfettamente in ordine.
Si aspettano ora le decisioni della commissione elettorale che potrebbe trovare anomalie anche nella lista dello stesso Gennaro Cinque.
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"

 

giovedì 21 aprile 2016

Vico Equense – Elezioni comunali tra veleni e colpi di scena

Ancora una volta Gennaro Cinque aveva puntato sull’effetto sorpresa. L’ex sindaco di Vico Equense, in una riunione del gruppo VICOinvolgiamo, aveva lanciato la candidatura dell’avv. Susi Tortora lasciando tutti di stucco. Specialmente la sua maggioranza, che non ha gradito la scelta al punto che, nelle ventiquattr’ore successive, ha designato a sua volta Franco Lombardi, esprimendo pubblicamente il suo dissenso e diffondendo un manifesto con la foto dello stesso Lombardi.
La scelta di Susi Tortora da parte di Gennaro Cinque ha dato la stura a due fronti micidiali, quello della ex maggioranza e quello dell’opposizione. L’avvocato Dilengite ha aperto su fb un fuoco di fila ponendo alla candidata una serie di domande provocatorie alle quali Susi Tortora ha risposto con un comunicato stampa nel quale si impegnava a non candidare inquisiti nelle sue liste e a garantire una pubblica amministrazione trasparente. Ma nelle ore immediatamente successive al comunicato stampa, Susi Tortora ha reso pubblica la sua rinuncia alla candidatura adducendo motivi personali e senza rinnegare la simpatia per il movimento VICOinvolgiamo.
Questi avvenimenti convulsi e carichi di ansia hanno “coinvolto” emotivamente i cittadini attoniti. La candidatura di Susi Tortora era stata accolta con simpatia e una buona dose di entusiasmo in quanto l’affermata professionista rappresentava per molti elettori  una sferzata di aria fresca nel panorama abbastanza stantio della politica vicana. Pur essendo stata “nominata” dall’ex sindaco, apriva a molte speranze i cuori dei benpensanti in quanto avrebbe potuto smuovere un pantano nel quale Vico Equense sembra essere piombata da molti anni. La lista VICOinvolgiamo annovera diversi nomi di accertata serietà che, insieme ad altri scelti dalla candidata in una sua lista, avrebbero potuto cambiare l’assetto della maggioranza e nel tempo modificarla a tutto vantaggio del rinnovamento e della trasparenza.
Purtroppo questa possibile realtà si è dissolta e al momento si è tornati in uno stato di stallo. Rimangono in piedi le candidature di Maurizio Cinque, di Franco Lombardi, di Giuseppe Russo. Tutti contro Gennaro Cinque, almeno sulla carta. Ma si avverte una sospensione dei giochi che prelude ad altri colpi scena. 
Nel frattempo la sinistra vicana, interpretata dal Movimento di Aldo Starace, non dà ancora segni di vita, forse in attesa di qualche evento celeste che indichi la strada giusta da intraprendere. Non avendo un peso specifico reale, rimane indecisa tra il doversi gettare nella mischia con un proprio candidato oppure aggregarsi a un candidato moderato, probabilmente Maurizio Cinque, che però non darebbe visibilità al Movimento e nemmeno consiglieri comunali.  Anche Andrea Buonocore avrebbe vagato alla ricerca di un padre che gli affidasse le sorti del paese. Non avendo convinto a suo tempo né Gennaro Cinque né l’ex maggioranza e, rimasto temporaneamente orfano politicamente insieme al suo ingente pacchetto di voti, Buonocore si sarebbe proposto al migliore offerente. Pare che si sia rivolto a tutti quelli che restavano disponibili, cioè proprio il Movimento di Starace e il PD. Ma non è detta l’ultima parola, in quanto una voce di popolo lo dà già in forze a Franco Lombardi per il quale avrebbe fatto il fatidico “passo indietro”. Notizia tutta da verificare nel convulso vortice dei si dice.
E Gennaro Cinque? L’ex sindaco se ne resta sornione a guardare gli avvenimenti. Pubblica sulla pagina fb le foto dei cantieri da lui aperti sul territorio, quelli delle acque bianche e nere sapientemente separate o quelli del restauro delle vie disastrate nelle varie frazioni in collina e non si pronuncia sugli eclatanti colpi di scena che gli girano attorno. Deluso dalla sua ex maggioranza per la manifesta incapacità di trovare un accordo, Cinque, dopo la caduta della candidatura Tortora, rimane in un eremo apparentemente estraneo a tutte le beghe elettorali paesane. Ma tutti si aspettano la zampata finale che, come al solito, spiazzerà e sorprenderà. Come un gatto sta giocando con il topolino che ha nelle grinfie e presto lo divorerà. Di una cosa si ha certezza, e cioè che piuttosto che cedere lo scranno a Maurizio Cinque è disposto a vendere l’anima al diavolo. 
Maria D’Ordia per "Il Gaazzettino Vesuviano"
Nella foto l'ex candidata Susi Tortora

 

 

mercoledì 23 marzo 2016

Vico Equense – Elezioni comunali, incertezza, disorientamento tra i contendenti e probabili rientri eccellenti


Nel tentativo di ricreare nuove condizioni politiche, a Vico Equense si cerca faticosamente la Grosse Koalition locale in grado di vincere le elezioni comunali nel prossimo mese di giugno.
Ci tentano tutti, sia a destra che a sinistra, senza badare troppo alle origini politiche di ciascuno e svuotando ulteriormente il pesante bagaglio storico culturale che ci si porta dietro.
Si consumano così incontri su incontri dalle sfaccettature per certi aspetti esilaranti. Vecchio e nuovo si confondono, stemperano i confini: giovani vecchi che si ripropongono come assolute novità, pronti a fare il patto col diavolo pur di riuscire nell’intento. Passaggi temerari da uno schieramento all’altro di volponi consapevoli di non avere i numeri per poter contare ma che, a loro dire, per il bene del paese si mettono a disposizione della comunità. Assoluto bisogno di gettare il cuore oltre l’ostacolo senza chiudersi in “recinti” dal sapore ideologico e assolutamente fuori moda. Scomparsa nel nulla, apparentemente, anche una possibile proposta del M5S locale.

A sentire gli umori della piazza, generalmente atti a veicolare la bufala quotidiana come assoluta verità, c’è da rimanere abbastanza smarriti: si dice del ritorno dell’avvocato Astarita e dell’ex Leader di Colline Vicane Giuseppe Guida, o della presenza incombente della signora Beneduce che insieme a ex fedelissimi di Gennaro Cinque sembra pronta a fare fuori qualsiasi candidato questi proponga. O, paradossalmente, anche a sostenerlo, viste alcune uscite in tal senso del rotocalco locale. Viene fuori anche la  candidatura di Matteo De Simone che gira come un mulino a vento tra i tavolini dei bar, che l’ex sindaco starebbe preparando in sordina con molta cura. Si racconta di transumanze di giovani ex sinistri nelle file destre di Gennaro Cinque e viceversa.
Quanto ci sia di vero non è ancora dato di sapere, soprattutto di fronte al persistente disorientamento di chi cerca disperatamente, e per ora infruttuosamente,  l’avallo di forze un tempo “nemiche” e oggi diventate inaspettatamente fondamentali a trovare uno straccio di bandolo della matassa per uscire dalla stagnazione Cinque.

Specchio di questa realtà frammentaria e senza obiettivi chiari è stato anche l’incontro tenutosi per gli elettori del Centrosinistra e organizzato dal Movimento per Vico e dall’ex segretario del pd, in cerca di una possibile convergenza con l’attuale dirigenza del partito, che qualcuno ha definito “partito ectoplasma”. Sarà per questo che, giusto per aumentare il disagio, la dirigente dott.ssa Franca Rossi ha abbandonato tutti senza dare alcun contributo all’incontro e senza profferire proposte di una qualche utilità.
Il punto in questione era lo stesso che gira un po’ ovunque e cioè andare con spirito corporativo con le proprie forze e un candidato simbolo oppure associarsi a un candidato tipo Maurizio Cinque o addirittura Andrea Buonocore, ex pd transumati a suo tempo nel centrodestra. Lo stesso Buonocore era presente all’incontro con spirito più che altro provocatorio.
Sulle due ipotesi le opinioni espresse si sono rivelate molto distanti. Difficile per un gruppo di area del Movimento  dare sostegno a un candidato come Maurizio Cinque, ma anche come Buonocore, portatori di messaggi vecchi, nonostante l’età. Qualcuno ha proposto delle primarie pensando, non si capisce perché, che gli attuali pretendenti al trono abbiano voglia di confrontarsi con i cittadini ancora prima delle elezioni vere. Altri hanno proposto un comitato di saggi esplorativo che mettesse insieme le varie anime presenti all’incontro.
Ha prevalso questa seconda ipotesi visti i tempi ristretti per organizzare delle primarie, ma sarà difficile riunire intorno a un tavolo persone totalmente distanti che negli anni hanno perso più tempo a farsi la guerra che a costruire certezze per il futuro.
L’incontro in definitiva è stato l’ennesimo esempio dell’assoluta incertezza che aleggia anche su questa fetta dell’elettorato, lasciato a piedi e senza leader propri in grado di risollevare la situazione. Proprio in questa ottica e guardano anche a un futuro prossimo, c'è chi pensa che sarebbe il caso di tentare di rimettere in campo, con un atto di coraggio, le proprie forze e buttarsi nella mischia con un candidato condiviso e orgoglioso delle sue radici, in grado di voltare pagina in una storia fatta più di lacrime e sangue che di politica vera e costruttiva, una persona capace di motivare una platea di elettori ormai disincantati e senza molte speranze in un vero cambiamento del destino della città.
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"

domenica 7 febbraio 2016

Vico Equense – Elezioni Comunali, il Sindaco Migliaccio:”Andrea Buonocore è stato affidabile e leale ed è giusto che si giochi le sue carte.”

Nella prossima primavera a Vico Equense si dovrà votare per scegliere il nuovo Sindaco. La situazione politica è ancora magmatica e poco chiara per quanto riguarda i candidati e le coalizioni che scenderanno in campo. Unica certezza la candidatura a sorpresa di Maurizio Cinque ex Presidente del Consiglio Comunale entrato in rotta di collisione con la maggioranza di cui faceva parte e che ora sfida apertamente lo schieramento del centro-destra per il governo della Città.
Al momento i riflettori sono puntati però proprio sul centrodestra che sta vagliando la situazione in attesa di tirare le somme e trovare il cavallo vincente. L’avv. Migliaccio, che ha sostituito l’ex Sindaco Gennaro Cinque negli ultimi mesi, potrebbe essere uno dei candidati, ma non si sbilancia e non dà nulla per scontato. Non si risparmia però su alcuni colpi messi a segno dall’amministrazione, soprattutto per il rilancio culturale di Vico Equense -:”I nostri sforzi per puntare sull’Economia del Paesaggio produrranno effetti molto positivi sul turismo di qualità. Non si tratta di monumentalizzare i paesaggi ma di far rivivere le tradizioni che sono alla base della nostra cultura e vanno recuperate. Abbiamo scelto un’opera di Ugo Marano sul Casaro Errante, che richiama l’antica consuetudine della transumanza. Inoltre prossimamente verrà a Vico lo chef giornalista Kumalè che con la collaborazione di Gennaro Esposito ed altri importanti esponenti del mondo culturale realizzeranno un ambizioso progetto che farà di  Vico Equense  uno dei poli di attrazione della cultura Mediterranea.”
Eppure Vico Equense rimane un paese di individualisti. Le eccellenze che pure esistono sul territorio rimangono circoscritte e non creano sviluppo.
“Questo è vero e si deve fare di tutto per avviare intorno alle attività territoriali trainanti, penso ad esempio alla Gelateria Gabriele, alla Pizza a Metro, a Gennaro Esposito, una serie di iniziative culturali per aprire gli orizzonti  e creare un brand di Vico Equense riconosciuto e apprezzato per tutto quanto si produce sul territorio.”
Sindaco,  nella maggioranza c’è già il nome di chi dovrà portare avanti questi progetti? La stampa locale parla di una cena molto animata nella quale si è stroncata sul nascere l’auto-candidatura di Andrea Buonocore.
“Non c’e nulla di vero. Io ero seduto a quel tavolo e posso assicurare che si è trattato dell’amplificazione giornalistica di uno sfottò conviviale che non aveva nemmeno come oggetto la candidatura a Sindaco.”
Ma se Buonocore si fosse auto-candidato la maggioranza come l’avrebbe presa?
“La maggioranza ha stretto un patto al suo interno, ovvero, quando i tempi saranno maturi, si ascolteranno le varie proposte e si metterà in campo quella vincente. Questa maggioranza ha avuto il 70% dei consensi  e penso proprio che si riconfermerà alla guida di Vico Equense”
Maurizio Cinque a un certo punto ha deciso di rompere con la maggioranza e addirittura si è candidato.
“Maurizio Cinque ha tradito soprattutto il suo caro amico Buonocore.”
Entrambi, a suo tempo si coalizzarono e portarono scompiglio anche nel centrosinistra
“ Andrea  con noi è stato di una lealtà impressionante. Credo sia giusto che si giochi le sue carte perché lo considero una persona affidabilissima.”
Lei è convinto che se non fosse lui il prescelto rimarrebbe fedele alla causa del centrodestra?
“Penso che il confronto anche acceso faccia parte del gioco della democrazia. Io mi fido molto di Andrea e sono sicuro che capirebbe altre scelte al momento insondabili  perché il dibattito è ancora in corso. Il futuro candidato comunque si sentirà parte di un progetto comune e, ripeto, ritengo Buonocore una persona affidabilissima.”
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Nella foto: il Sindaco Benedetto Migliaccio, Andrea Buonocore.

giovedì 8 ottobre 2015

Vico Equense – Gli Attivisti del Movimento 5 Stelle si affacciano nella politica cittadina. I loro obiettivi: Bene Comune e cambiamento radicale nelle istituzioni comunali.


Finalmente si materializzano fisicamente gli attivisti del M5Stelle di Vico Equense. Il Movimento è andato fortissimo nelle elezioni politiche e nelle regionali, fino a diventare il secondo partito in città, ma sul territorio gli attivisti erano rimasti in sordina, raccogliendosi assieme ai simpatizzanti solo nelle occasioni speciali, come il comizio di Luigi Di Maio a Sorrento nella scorsa primavera e nelle riunioni sul territorio sorrentino con i loro appresentanti istituzionali. Oggi si sentono più sicuri grazie al grande consenso ricevuto, ultimo in ordine di tempo in Regione Campania dove sono rappresentati da ben sette Consiglieri.  Hanno cominciato perciò a riunirsi regolarmente anche a Vico Equense per approfondire le tematiche locali.
Ci tengono a definirsi Attivisti in quanto diventeranno veri rappresentanti del Movimento solo se inclusi una lista ufficiale con tanto di simbolo e benedizione dall’alto. Da quel momento il regolamento nazionale del M5S, compresa la decurtazione degli stipendi, dovrà diventare una Bibbia, bisognerà rispettarlo alla lettera e soprattutto crederci fino in fondo. Anche per definirsi semplici attivisti hanno comunque già dovuto presentare a chi di dovere delle garanzie molto significative, come il certificato di carichi pendenti e il casellario giudiziale, roba che negli altri partiti si evita come la peste bubbonica.
La loro portavoce al momento è Pina Parmentola, appassionata sostenitrice dei 5S. “Il Movimento- dice- ha dato voce ai miei ideali. Mi sono riconosciuta nella volontà di agire solo per il Bene Comune e per un cambiamento radicale del modo di fare politica.”   
Contate di presentare una vostra lista nelle prossime comunali di Vico Equense?
Se troveremo le persone giuste ci proveremo. Per ora siamo un gruppo di attivisti che indipendentemente dalla presenza o meno nel Consiglio Comunale porteranno avanti il loro lavoro di informazione e radicamento sul territorio.”
Se riuscirete a fare una lista come sceglierete il Candidato Sindaco? Seguirete anche voi la via dei consensi  sui Social Media?
“A livello locale non è necessario seguire questo metodo. Il gruppo può scegliere il candidato giusto al suo interno. Ripeto più che una questione di nomi è importante che si segua la strada del Bene Comune e non quella degli interessi personali.”
Quali sono le vostre priorità.
“Innanzitutto i temi ambientali. Il mare, per esempio, quest’anno è diventato un argomento scottante. Sono venti anni che si discute di mare pulito ma come al solito si è fatto ben poco e si è arrivati alla tragedia estiva del mare in costiera. Perciò ci occuperemo del depuratore  di Punta Gradelle e di tutta la tematica connessa. Abbiamo investito del problema il nostro Consigliere Regionale Vincenzo Viglione.  
Anche il problema dell’acqua pubblica ci sta a cuore. La Gori gestisce tutta l’acqua sul territorio e forse è venuto il momento di fare chiarezza su questo argomento.
Vogliamo affrontare il tema del lavoro, soprattutto quello stagionale, che viene penalizzato dal Jobs Act.”
Aggiunge Paolo:” Naturalmente affronteremo anche problemi specifici come quello delle tasse comunali che a Vico sono altissime. In alcuni Comuni Sorrentini  si attua una dilazione dei pagamenti fino a quattro rate. Vogliamo batterci affinché a Vico Equense non solo si abbassino le tasse comunali con una migliore gestione delle risorse ma si arrivi anche a una maggiore dilazione degli importi.”
”I nostri programmi -conclude Francesco- in ogni caso non si discostano da quelli nazionali del Movimento. Basta andare sul sito e leggere i punti fondamentali che vi sono elencati. Possiamo riassumere che la nostra priorità assoluta sta nel fare politica attraverso un cambiamento radicale rispetto al passato anche nella nostra città.”
Nel frattempo il gruppo di attivisti annuncia un incontro pubblico con il Senatore campano Sergio Puglia che avverrà a breve e dove si discuterà insieme ai cittadini di argomenti importanti come quelli dell’ambiente e del lavoro.

Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Nella foto: alcuni degli Attivisti del M5S Giovanna, Paolo, Pina, Francesco, i coniugi Morana.

lunedì 28 settembre 2015

Milan l'é davvero un Grand Milan

Sono andata a Milano questa estate. Volevo vedere EXPO se non altro perché è un evento straordinario che si ripete ogni cinque anni, come, più o meno, le Olimpiadi o i mondiali di calcio o un concerto dei Rolling Stones, una mostra di Rembrandt. Uno di quegli eventi, insomma, che se arrivano nel tuo Paese non te li dovresti perdere.
Ne ho approfittato anche per immergermi un po' nel profondo Nord, terra opulenta e civilissima, dove si fa tutto il Made in Italy, o quasi.
Ho soggiornato nel cuore di Milano, in via de Toqueville, angolo Corso Como, a un passo dal quartiere Brera, dove la movida milanese scorre intensa tra apparizioni di personaggi da rotocalco dei parrucchieri.
Sono stati dieci giorni piacevolissimi, nei quali per me si è infranto qualche mito sul Nord ma ne sono nati altri. Riassumo brevemente le mie sensazioni principali, naturalmente tutte da verificare, magari con un nuovo soggiorno di approfondimento.
EFFICIENZA MILANESE Il primo impatto non e stato dei migliori. Nel Residence dove avevamo prenotato un monolocale con angolo cottura, ci hanno subito rifilato una sola. Monolocale carino ma soffocante per il caldo che ci faceva, dato che non funzionava l'aria condizionata e a Milano c'erano quasi 40°. Nel cuore della notte ho chiamato in portineria per protestare e minacciare la richiesta di rimborso. Il giorno dopo ci hanno dato una sistemazione decisamente più decente, anche se non ottimale come promesso, ma ero in vacanza e non volevo consumare il tempo ad appicicarmi col prossimo.
La sera stessa dell'arrivo, su consiglio di un loquace e simpatico tassista, siamo andati in un ristorante della zona che prometteva cibo tipico lombardo. Tra l'antipasto, buono, e l'ossobuco, pessimo, è passata un'ora di attesa. Altro che efficienza! Il cameriere ci teneva buoni con la scusa che per l'ossobuco ci vuole il tempo suo, ma in tavola è arrivata una pietanza insapore appena scongelata. In compenso sono uscita dal locale bella brilla perché per ingannare il tempo ingollavo sorsi generosi del buon vino servito in tavola.
Abbiamo viaggiato in treno per andare all'Expo e a Como. Nella stazione Garibaldi c'era tutto tranne che l'efficienza dei servizi. Code chilometriche alla biglietteria, lentezza esasperante degli impiegati agli sportelli, labirinti inestricabili per raggiungere i treni, segnaletica fuorviante e decisamente cervellotica per i viaggiatori non indigeni. Ergo, sfatato un mito: con i turisti i milanesi non sono milanesi ma semplicemente italiani.
 
EXPO
Che dire dell'esposizione mondiale? Io non avrei nemmeno da commentarla in quanto è stata un'esperienza che non ha lasciato tracce nel mio patrimonio emozionale.
Il tema del cibo, già dipersé complicato, non ha offerto molti spunti per mostrare al meglio l'Italia che funziona o l'Italia che produce, soprattutto relativamente allo sviluppo sostenibile. Nel cosiddetto Decumano ci trovi molta pubblicità, tra cui quella sfacciata della Coca Cola, fino alla pasta di Gragnano, presente con un piccolissimo padiglione dove non c'era nulla né da comprare né da assaggiare. Noi siamo capitati là in occasione della pubblicizzazione degli ortofrutticoli italiani. Distribuivano frutta e verdure gratis, a noi sono toccate delle prugne che potevano essere usate come palle da biliardo, insomma non un bell'esempio dei nostri orti di eccellenza. Nel Padiglione italiano molta tecnologia di effetto, una signorina che ha spiccicato una storiella senza senso e soprattutto quasi due ore di fila per entrare. Ho firmato la Carta di Milano piena di belle intenzioni su come sconfiggere la fame nel modo. Carino l'Albero della Vita, ma nulla a che vedere con l'italico genio, ricorda Edenlandia piuttosto che Stefano Boeri. Alcuni padiglioni stranieri sono interessanti, altri molto deludenti, tipo quello pretenzioso del Brasile. Insomma voglio dire, se uno non visita l'EXPO non si perde granché. E se proprio ci si vuole fare un giro consiglio i padiglioni esotici.
LE DONNE Le donne milanesi sono molto diverse da quelle napoletane. Innanzitutto mi hanno colpito le signore. La maggior parte ha i capelli grigi. Curati, tagliati da mani esperte ma senza la fissa della tintura e devo dire che questa cosa mi ha affascinato. In fondo l'eleganza e la classe di alcune facevano dimenticare i capelli bianchi sfumati nei toni naturali a dimostrazione che non sempre gli artefizi che ci inventiamo sono indispensabili alla femminilità. Mi è sembrata una lezione di coerenza con se stesse.
Le donne giovani poi sono elegantissime nei loro abiti poco attillati, poco scollati, poco appariscenti. Abitini colorati, a fantasia, scivolati e morbidi che noi non metteremmo mai, ma che a Milano vanno alla grande, insieme a scarpe sempre intonate, di tutte le fogge e non sempre consone al caldo estivo, con tacco, rasoterra, chiuse, aperte e colorate, gialle, bianche, verdine, celestine ecc. Nessuna omologazione coatta, voglio dire.  Non ho visto molti seni procaci o cosciotti al vento. Essì, perché le milanesi sono magre e vanno tutte in palestra, in bicicletta, di corsa... e hanno un'aria distinta, serena, impegnata. Questo l'ho notato sia in centro che nella movida dei Navigli, decisamente sottotono rispetta a quella di Corso Como.
METROPOLITANA Esempio lampante delle capacità di una citta che sa organizzarsi. Puntualissima e affollatissima, scorre Milano in lungo e in largo. La nuova linea che arriva a San Siro addirittura è munita di treni senza conducente. Vanno da soli, si fermano senza scossoni davanti a porte scorrevoli perfettamente sincronizzate, pulitissimi.
 
SUPERMERCATI, PIAZZA GAE AULENTI, ARCHITETTURA MODERNA.
Andavo a comprare all'Esselunga di piazza Gae Aulenti o da Eataly. Una goduria. Pulizia eccezionale e banchi ordinatissimi, prodotti eccellenti. Ho comprato all'Esselunga dei pomodorini siciliani di una bontà difficile da descrive e che raramente ho trovato dalle nostre parti. Da Eataly delle pesche tabacchere dolcissime e profumatissime. Alcuni prodotti per la pulizia della casa, tipo un rotolone di carta Regina e un detersivo concentrato per i piatti, mi hanno sbalordito, nonostante conoscessi benissimo il marchio di produzione. La carta era di una robustezza che qua non ho mai trovato e il concentrato era talmente concentrato che bastava davvero la mitica goccia, mica i litri che in genere consumo a casa mia... Mi è venuto il sospetto che dalle nostre parti arrivino i prodotti di scarto o difettosi oppure che ci propinino dei falsi, magari fatti in Cina. 


Piazza Gae Aulenti è modernissima.
Sulla strada con la quale si aggancia al quartiere vecchio   si allineano palazzi affascinanti dal punto di vista architettonico.
La città si è evoluta, trasformata, abbellita. è diventata una metropoli europea dove ci si gode la vita. Almeno in centro o zone limitrofe. Delle periferie non posso dire, anche se dai finestrini dei treni locali non mi è sembrato di vedere sconci inguardabili. Tutto molto più anonimo ma all'apparenza abbastanza ordinato e pulito.
 
Chiudo dicendo che quando io e Mario, lasciato Italo, ci siamo sistemati nella Circum, abbiamo abbassato gli occhi senza dirci niente. Finestrini rotti, display scorrevole delle fermate bloccato su Gianturco per tutto il percorso, un vago sentore di urina nei vagoni. Prendiamo subito coscienza con amarezza che viviamo in un altro mondo. Mentre scorreva l'amatissimo Vesuvio da una parte e dall'altra lo splendido impagabile paesaggio del Golfo, continuamente si sovrapponevano a coprirli gli squallori di una periferia metropolitana disordinata e sciatta. E montava il dispiacere, la delusione, la stanchezza. 

venerdì 18 settembre 2015

Vico Equense – Gennaro Cinque rientra in Giunta:”Voglio contribuire da Assessore a rispettare il patto con i miei concittadini”


A pochi mesi dalla decadenza di Gennaro Cinque, almeno nel palazzo comunale vecchio, pare che nulla sia cambiato. Vengo ricevuta nella solita stanza del Sindaco, sempre con la stessa cordialità e disponibilità, dove mi attende in penombra e spiega:
”Se accendiamo le luci, dalla strada si vede e comincia una processione di gente che non finisce più.”
C’è da credergli. Nonostante il declassamento a semplice Assessore, il punto di riferimento è ancora lui, Gennaro Cinque, che non fa mistero di aver inventato un escamotage per evitare le dimissioni. “Se la decadenza avesse implicato la nomina di un commissario non lo avrei mai fatto. Ora non voglio rientrare dalla finestra nella Giunta, sto solo  seguendo una strada che tutto il Consiglio Comunale ben conosceva già quando mi sono candidato in Regione. Il rimpasto era urgente, bisogna completare un cammino intrapreso con gli elettori. La mia nomina in Giunta è necessaria per questo, tutto il mio lavoro fatto da Sindaco non poteva andare perduto. Ed è il motivo per cui è rimasta in carica anche Marinella Cioffi alle politiche sociali. La nuova Giunta, come già dissi a gennaio, doveva essere una Giunta politica e non tecnica. Perciò, pur avendo lavorato benissimo, alcuni Assessori sono stati sostituiti.”
Elefante però non è sembrato contento ed ha pubblicamente protestato.
Elefante, Di Martino, Ferraro sapevano già che la loro esperienza di tecnici sarebbe finita entro gennaio.
Eppure Elefante ha insinuato che la sua defenestrazione sia dovuta alla denuncia che lui stesso voleva fare su alcune illegittimità nella costruzione dell’Aequamostro.
“Forse ad Elefante sfuggono dei particolari importanti perché per esempio non ha ricordato che dopo un sopralluogo la Soprintendenza obbligava ad alcune modifiche del progetto. Questo non l’ha detto e comunque io continuo a ritenere che quella strada vada tenuta in piedi. Prima perché si sono spesi soldi pubblici che non possono essere buttati e poi perché rappresenta l’unica alternativa alle lunghe code che si formano al bivio di Seiano. Ricordiamoci cosa succede all’inizio della stagione balneare e riflettiamo meglio su quello che diciamo. In ogni caso mi spiace che siano nate delle incomprensioni soprattutto tra Elefante e Migliaccio. Ora l’ingegnere è ancora all’estero e spero che al suo rientro non si dia spazio a nuove polemiche. Lo chiamerò al telefono e lo ringrazierò e gratificherò a 360 gradi, ma deve capire che non può fare più l’Assessore tecnico. Non c’è nessuna promessa non mantenuta da parte mia, ma solo la scadenza di un periodo di tempo ben definito. ”
Comunque il rimpasto sembra una manovra soprattutto politica. Si è compattato un fronte fortissimo e messo un freno a chi non ha aiutato la Giunta in Consiglio Comunale.
“Ripeto, già dal mese di gennaio era tutto programmato e la mia candidatura ha solo rallentato il rimpasto di qualche mese. Lo avevo detto chiaramente e nessuno può far finta di essersi sorpreso. Voglio aggiungere che per me non è cambiato niente, essere Sindaco o Assessore mi è indifferente. L’importante adesso è finire un percorso come era nel patto con i cittadini che ci hanno votato.”
Che hanno votato soprattutto per lei
Probabilmente ero l’unico in grado di vincere le elezioni quando mi hanno messo sulle spalle la responsabilità della candidatura a Sindaco.
Si ed è tuttora amatissimo dai suoi sostenitori
“Si, devo dire che mi vogliono bene. Per esempio, adesso torno da Fornacelle. Quando sono arrivato erano tutti molto arrabbiati perché fra poco riprenderanno i lavori per la metanizzazione e ci saranno disagi per le limitazioni della viabilità sulla Raffaele Bosco. Quando ho spiegato quanto siano importanti questi lavori mi hanno chiesto di continuare sulla mia strada.”
Perché sono così importanti?
“Deve sapere che la metanizzazione oltre ad essere un fattore di sviluppo e benessere per i cittadini ci consente anche un’ulteriore opportunità. Cioè quella di mettere a posto tutto lo stato fognario della zona dove si scava. La Napoletanagas farà lo scavo per mettere i suoi tubi e contemporaneamente, allargando di poco lo scavo, alloggerà anche i tubi di separazione delle acque nere da quelle bianche. Nessuno si è chiesto come mai Vico Equense non abbia avuto nessun divieto di balneazione? Proprio perché, nonostante si creasse un notevole disagio per la viabilità, ho voluto rimettere ordine nel sistema fognario. Vediamo famiglia per famiglia chi è collegato con le fogne bianche e mettiamo a posto le cose e grazie alla metanizzazione si risparmiano molti soldi perché il manto stradale lo rifarà la società del gas. Oggi a mare rispetto a qualche anno fa scende il 75% in meno di acque inquinate e i risultati si sono visti. Questo ho detto a Fornacelle e l’atmosfera è subito cambiata e mi hanno ringraziato.”
E quando entrerà in funzione il nuovo depuratore cosa succederà?
“Se i Comuni sorrentini non faranno lo stesso lavoro che ho fatto io per risanare il mare, dovranno passare sul mio cadavere per metterlo in funzione. Abbiamo risanato migliaia di abitazioni in città. Non ho speso soldi pubblici, al ritmo di un milione di euro all’anno, e peggiorato la viabilità dei miei concittadini per mesi, per farmi scaricare tutti i liquami della Penisola sul litorale di Vico Equense. Ho i verbali delle riunioni con L’Arips del 2006 nei quali si legge che io sollecitavo i Sindaci della Penisola Sorrentina a separare le acque nere dalle bianche. Gli dicevo che io di queste cose ne capisco e sul resto non avrei messo becco, ma che era necessario fare subito i lavori di bonifica. Se mi avessero dato ascolto adesso non ci sarebbero tanti problemi e il mare da Sorrento a Vico sarebbe pulito. Invece mi dicevano che io pensavo alle cose inutili.  C’è nei verbali che io conservo. E fin quando io campo non consentirò che si inquini il mare del mio paese con i loro liquami!”
Torniamo alla politica. Chi pensa possa prendere il suo posto come Sindaco?
“Questa è una domanda da un miliardo di euro! Sicuramente non si darà spazio a chi non è vincente. Certo una mia idea ce l’ho, stiamo lavorando come gruppo politico e io mi presenterò come consigliere comunale con una mia lista.  Sa che ho ricevuto venti richieste di candidatura a Sindaco? Ma non posso illudere chi non ha i numeri per vincere.”  

Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Foto: Gennaro Cinque; Equamostro; installazione dei tubi del gas

giovedì 9 luglio 2015

Vico Equense – Fino al 12 luglio Social Word Film Festival. Artisti di fama internazionale e selezione di registi under 35


Luis Bacalov è stato il grande protagonista della serata dedicata alle colonne sonore del cinema mondiale, inserita nel Social Word Film Festival di Vico Equense. L’ottantaduenne maestro argentino,  naturalizzato italiano, vincitore dell’Oscar per la musica del film “Il postino”nel 1996, si è esibito nell’esecuzione di celeberrimi brani scritti da lui stesso e da altri grandi compositori del cinema e non ha deluso l’attesa degli spettatori eseguendo per ben due volte il tema de “Il postino”, ultimo film interpretato dal grande Massimo Troisi. Una intensa commozione ha attraversato la platea riportando alla memoria le bellissime sequenze nelle quali Troisi appariva già molto provato dal male al cuore che lo portò via.
 La suggestione e i ricordi che hanno attraversato piazza Mercato, denominata “Arena Loren” in occasione del Festival, hanno fatto dimenticare la lunga diatriba giudiziaria nata proprio sul tema de “Il postino” tra Bacalov e i musicisti Sergio Endrigo e Riccardo Del Turco, i quali rivendicavano la paternità del brano. La questione si è chiusa solo nel 2001, quando Bacalov è giunto a una conciliazione con le controparti, senza mai ammettere di aver commesso un plagio. Ma Bacalov è pur sempre un grande compositore che ha lavorato con i più famosi registi internazionali e la sua presenza a Vico Equense ha segnato un passaggio culturale di grande qualità regalando momenti di forte intensità musicale scanditi dalle vitalissime mani dell’anziano compositore.
E stata la prima volta di un premio Oscar al Social Word Film Festival che è alla quinta edizione nel comune di Vico Equense. La manifestazione quest’anno si è fregiata della presenza di un altro artista internazionale di grande spessore, l’attore Franco Nero e accoglierà nelle prossime serate un omaggio a Francesco Rosi con il film “Le mani sulla città”, interpretato dall’ex sindaco di Vico Equense Carlo Fermariello. Il film verrà proiettato nell’”Arena Loren” e vi assisteranno in prima fila d'onore la moglie di Fermariello, Ginette,  e la sorella  Fernanda.
Altre presenze d’eccezione Riccardo Scamarcio e Valeria Golino. L’attrice in particolare è la "Madrina" della manifestazione e parteciperà con il film “Miele” da lei stessa magistralmente diretto nel 2013, riproposto nella serata di venerdi 10 luglio. Da vedere assolutamente anche la bellissima pellicola “Anime Nere” di Francesco Munzi che ha collezionato una quantità notevole di David di Donatello. Ovviamente, per chi avrà voglia di entrare nella “Sala Troisi”, ovvero Teatro Mio, alle 11.00 del mattino prima di andare al mare.
In questa edizione, come in quelle precedenti, ha avuto luogo la selezione di corto e lungometraggi a sfondo sociale di giovani registi under 35. La sezione, che prevede anche un concorso e una premiazione delle opere presentate, è il cuore pulsante del Social Word Film Festival e ne garantisce i finanziamenti regionali. Oltre al clamore del red carpet con artisti affermati, la kermess è infatti anche una vetrina per giovani aspiranti cineasti selezionati e premiati da una giuria composta in gran parte da studenti delle scuole italiane. Questa sezione del Festival è poco seguita dal pubblico benché sia una vera immersione nel cinema giovanile italiano ed estero, non sempre di qualità ma di sicuro interesse. Purtroppo gli orari un po’ infelici, nelle ore più calde della giornata, non hanno incentivato la partecipazione del pubblico.
E ancora una volta si sente la mancanza di una sala cinematografica in città. L’Arena Loren ospita un bellissimo palco con un grande schermo, ma non è esente dai rumori della strada, nonostante gli sforzi dell’amministrazione di evitare contaminazioni chiudendo al traffico il Corso Filangieri. Gli altri ambienti selezionati per le proiezioni non hanno una buona acustica e sembrano inadeguate a un evento del genere. Eppure la manifestazione rappresenta una opportunità ghiotta per la città, per la diffusione dello spirito di accoglienza delle strutture alberghiere e di svago, ma è innegabile che fare una kermess sul cinema quando la vecchia sala cinematografica aspetta ancora di essere ricostruita suona come una beffa per chi il cinema lo ama davvero. 
Tuttavia si spera che ci siano altre edizioni del Festival nella meravigliosa cittadina vesuviana spesso carente di iniziative di spessore culturale. Il costo sostenuto dal comune per organizzare l’evento può essere risarcito nel tempo da un ritorno turistico e di immagine e dalla sensibilizzazione dei residenti verso i temi sociali e culturali che accompagnano tutto il Social Word Film Festival.
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Nella foto: il maestro Bacalov. Immagine presa dal web

Vico Equense – Giuseppe Dilengite riporta in città la musica jazz


Vico Equense ospita tre belle serate di musica jazz organizzate dall’avv. Giuseppe Dilengite. L’avvocato si presenta al pubblico della sua città per la quale, in qualità di sindaco qualche anno fa, organizzava il “Vico Jazz Festival” una importante manifestazione alla quale hanno partecipato jazzisti internazionali che richiamavano un pubblico appassionato e qualificato proveniente da tutta Italia e da oltre confini. Il festival si è interrotto in quanto l’amministrazione odierna ha scelto di non continuare quell’esperienza esaltante per contenuti e qualità, negando alla città di Vico Equense una manifestazione di notevole attrattiva turistica e culturale.  Dilengite, oggi consigliere comunale, si propone alla tromba per il giorno 9 luglio insieme ad altri artisti presso il ristorante Torre Ferano per una serata all’insegna della buona tavola e della buona musica.
”Il quartetto che suona a Torre Ferano – dice Dilengite - è composto da Michele Di Martino al pianoforte, musicista eccelso di Castellammare di Stabia e Stefano Tatafiore ottimo e raffinato batterista napoletano, entrambi di livello internazionale. Essi sono vecchi amici e maestri sia del bassista, avv. Gianpiero De Honestis che miei. Ci fanno letteralmente l'onore di suonare con noi che siamo modesti ma tenaci amatori del Jazz.”
 
Michele Di Martino Pianista nato a C/mare di Stabia nel 1966, si dedica allo studio del pianoforte sin dai primi anni della sua infanzia con ottimi risultati. Consegue il diploma in pianoforte col massimo dei voti al conservatorio di Salerno sotto la guida del maestro Adriana Mannara e si avvicina allo studio della musica jazz partecipando ai seminari di Siena jazz ed ai workshops newyorkesi di Jaki Byard,Fred Hersch e Barry Harris. Molto importante la sua frequentazione con il batterista napoletano Antonio Golino, autentica figura carismatica del Jazz partenopeo col quale collaborerà per diversi anni. Svolgendo la sua attività concertistica ha collaborato con eccellenti nomi della scena mondiale del jazz quali Sonny Fortune, Steve Grossmann, Rick Margitza ed altri. Attualmente e' impegnato in un progetto dedicato a Cole Porter con un quintetto guidato da Daniele Scannapieco e Walter Ricci, testimoniato da un Cd di recente uscita edito da Picanto Records.
Napoletano, classe 1962, appassionato di musica classica, Stefano Tatafiore è un batterista jazz dallo stile fluido, moderno ma assai attento alla tradizione. Nel video girato all’Otto Jazz Club di Napoli è protagonista di un intenso assolo su “Footprints” di Wayne Shorter.
 
“La cosa più bella - continua Dilengite - è che, sebbene di altissimo livello, questi due grandi musicisti con grande umiltà suonano insieme a noi per puro spirito di amicizia e divertimento.”
Per i prossimi appuntamenti, il  24 luglio e il 27 agosto, il gruppo si sposta alle “Axidie” per altre serate memorabili di bella e buona musica.
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Nella foto: Giuseppe Dilengite

domenica 28 giugno 2015

Vico Equense – La città intitola a Gerardo Chiaromonte la piazzetta della Marina di Vico. L’ex consigliere Cardone è soddisfatto:” Grazie all’Amministrazione e al Sindaco.”


Il 26 giugno scorso Vico Equense ha intitolato a Gerardo Chiaromonte la splendida piazzetta della Marina di Vico.  Un angolo di paradiso che al senatore comunista senza dubbio piaceva moltissimo, situato proprio sotto la casa dove aveva scelto di vivere con la famiglia gli ultimi anni della sua vita.
Una cerimonia bella e commovente ha chiuso il lungo percorso che sempre si accompagna a eventi come questi. Avere i permessi necessari è abbastanza laborioso e le carte devono passare attraverso gli uffici competenti per ottenere il benestare delle autorità. Già da quasi sei anni si attendeva che l’istanza arrivasse al traguardo, da quando cioè l’ex Consigliere Pasquale Cardone chiese alla Giunta in carica nel 2009 di avviare tutte le procedure necessarie a intestare due piazzette, alla Marina di Vico e a Montechiaro, rispettivamente a Gerardo Chiaromonte e a Manlio Rossi Doria, due uomini di grande spessore politico e culturale che avevano dato lustro alla Città durante il loro percorso di vita.
Per loro scelta entrambi sono sepolti a Vico Equense. Chiaromonte nel cimitero di S. Francesco, accanto al suo compagno di partito ed ex Sindaco Carlo Fermariello e Rossi Doria nel piccolo cimitero di Montechiaro, come ricorda oggi lo stesso Consigliere Cardone “Tutti sanno che erano molto legati alla nostra città tanto da averla scelta come luogo di vacanza e come ultima dimora. Chiaromonte in particolare aveva anche un rapporto molto vivace col partito comunista di Vico Equense e non ha mai fatto mancare la sua presenza e il suo interessamento per le vicende politiche di quel tempo. Era molto vicino ai compagni e dava loro sostegno morale.”
Alla cerimonia di intitolazione alla Marina di Vico sono intervenute personalità di spicco della politica italiana, oltre alla moglie e alle figlie di Chiaromonte e i messaggi commossi del Ministro Orlando, del Presidente del Senato Grasso e di Giorgio Napolitano che ha percorso con il Senatore un lungo tratto di vita politica. Il Consigliere Cardone ringrazia tutta l’Amministrazione Comunale e il Sindaco Migliaccio per aver dato il giusto riconoscimento a un intellettuale e uomo delle Istituzioni  e si augura, altresì, che quanto prima vada in porto anche l’intitolazione della piazzetta di Montechiaro a Manlio Rossi Doria. -“Non ci sono ostacoli a che ciò avvenga in tempi brevi. – dice il Consigliere - I permessi e le delibere hanno viaggiato insieme e non c’è bisogno di altri timbri. Speriamo di poter assistere presto a un’altra bellissima cerimonia.”
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
nelle foto: momenti della cerimonia; l'ex Consigliere Pasquale Cardone

giovedì 25 giugno 2015

Vico Equense - Inizia l’Amministrazione Migliaccio. Resterà in carica fino al 2016


Dopo la sconfitta elettorale di Gennaro Cinque alle regionali, il testimone sullo scranno di primo cittadino è passato al Facente Funzioni, l’avv. Benedetto Migliaccio. Il compito che si è assunto Migliaccio non è tra i più agevoli in quanto sarà difficile sostituire nel cuore dei Vicani l’amatissimo Cinque eletto per ben due volte con un suffragio che sfiorava il 70% delle preferenze.
I due sono molto diversi per cultura e impostazione mentale. Personaggio verace e carismatico, Gennaro Cinque aveva stabilito coi concittadini un rapporto alla pari basato su una sincronia intima e profonda con il territorio e una conoscenza  diretta dei reali problemi che lo attanagliano. Uomo di poche parole, si è sempre definito il Sindaco dei fatti, anticipando di molto uno slogan tanto in voga in questi mesi. Ed era più facile trovarlo su uno dei mille cantieri aperti in città piuttosto che dietro la scrivania.
Migliaccio al contrario è una figura dai toni barocchi, innamorato dell’arte e della cultura. Produttore di vini  altisonanti nell’Isola di Ischia, dove possiede una tenuta, è capace di infuriarsi per il brutto colore, non fedele all’originale, che sta prendendo la Cattedrale grazie a un restauro secondo lui mal riuscito. Oppure dedica una piazza a Gerardo Chiaromonte, un progetto in cantiere da più di un quinquennio, nonostante la sua antica avversione alla sinistra storica italiana. E cosa dire del Fascio Littorio finito negli scantinati dopo anni di permanenza nelle stanze comunali? Al suo posto Migliaccio mette il busto di Filangieri e lo annuncia a cittadini sonnecchianti nell’aria estiva e vacanziera che li assorbe completamente. Attentissimo anche al mantenimento del decoro urbano, Migliaccio incita cittadini e commercianti a tenere pulita la Città e chiede che ogni negozio o bar si munisca di un posacenere al fine di evitare la quotidiana semina di mozziconi. Un sacrificio economico degli esercenti necessario per tenere pulite le strade cittadine, magari facendo anche una spazzata sugli usci, tanto per aiutare la Sarim che non può essere onnipresente.
Stupisce, però, a fronte di tanta delicata attenzione alle forme e alle buone maniere, che segnerebbe una profonda discontinuità con l’amministrazione precedente, il rinnovo di una serie di concessioni per l’occupazione di aree pubbliche. In verità alcune orribili pedane sono sparite, ma i principali marciapiedi cittadini sono ancora ostaggio dei privati  e un’area di sosta per i portatori di handicap e stata addirittura destinata a un chiosco. E stupisce altresì la decisione di ripulire ancora una volta la mitica Fontana in Piazza Umberto I usando sempre le stesse tecniche,  che secondo Franco Cuomo, leader dei VAS cittadini, sono dannose e costituiscono un pericolo per il prezioso marmo di Carrara. -“Lavare il marmo con spruzzi di acqua mista a sabbia sparati a non so quante atmosfere equivale a distruggerlo. Fra qualche anno la Fontana non esisterà più, allora cosa laveranno?”- tuona il professore sulla sua pagina facebook. Quasi a dimostrare che il suo atteggiamento critico nei confronti di Gennaro Cinque, povero di cultura urbanistica e incurante del degrado cittadino, non subirà il fascino del blasone. E in effetti, al momento, non si possono riscontrare novità sostanziali nell’amministrazione della Città nonostante i tentativi di Migliaccio di differenziarsi dal suo predecessore.
Per ora l’unica decisiva svolta rispetto all’amministrazione precedente, almeno nel modo di comunicare con i cittadini, sembra essere l’assunzione di un portavoce addetto a diramare comunicati stampa sulle mille interessanti iniziative che stanno per nascere a Vico Equense.  E non a caso la faccia di Migliaccio compare tutti i giorni su un blog cittadino di gran successo, seguita da una sua dichiarazione di intenti o da un suo parere su argomenti disparati.
Un investimento pubblico, il primo di questa nuova fase, per migliorare l’immagine dell’avvocato, poco conosciuto dal popolo e che fa una certa soggezione proprio per la sua aura di fine intellettuale poco avvezzo alla promiscuità di culture.
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Nella foto: lavaggio della Fontana in piazza Umberto I, di Franco Cuomo

Vico Equense – Post –elezioni; primi veleni. SS. Trinatà ancora in primo piano


Chiuse le urne elettorali e tirate le somme delle ultime regionali, a Vico Equense si comincia a fare  il punto della situazione.  Apre le danze l’avvocato Starace del MpV,  forte del fatto che non aveva sue liste nella competizione regionale e non ha perso né vinto nulla. Se  la prende però con il Pd cittadino, l’avvocato, il quale a suo dire non solo ha fatto un flop elettorale perdendo consensi, anche se erroneamente li raffronta con quelli delle europee, ma rimarrebbe inerme di fronte al dilagare di associazioni cittadine che stanno occupando la scena politica.
L’avvocato Starace si riferisce probabilmente al FAST, fondazione insiedatasi nel giardino della SS. Trinità, allestendo a proprie spese giochi per bambini, orti didattici e altri diversivi che la cittadinanza vicana sembra gradire molto. Si chiede, sempre Starace,  a che punto sia l’iter di acquisizione al patrimonio comunale, arenatosi da oltre un anno. E lo chiede anche al Pd, rampognando l’attuale dirigente e addirittura l’On. Luisa Bossa che poco più di un anno fa proprio sulla SS Trinità aveva presentato come prima firmataria una proposta di legge per l’acquisizione e un’interrogazione parlamentare per discutere sulla legittimità dell’attuale Consiglio di Amministrazione, formato da Vincenzo Esposito, Claudia Scaramellino e Matteo De Simone.
A suo tempo l’avvocato Starace si guardò bene dal rispondere all’On. Bossa in quanto quell’illegittimo Consiglio di Amministrazione lo aveva voluto solo lui. E oggi addirittura se ne dimentica.
Se le cose vanno male per l’acquisizione la responsabilità è soprattutto del Presidente Esposito, il quale si è detto da subito contrario a causa delle difficoltà legate alle procedure complicate e lunghissime. Non solo, l’Ispettore si è lanciato in una proposta di comodato d’uso per il Comune e per la riapertura addirittura del vecchio Educandato Femminile. Nel frattempo ha favorito la nascita e l’insediamento della Fondazione FAST entrando in conflitto con i Consiglieri Scaramellino e De Simone che si sono fortemente risentiti per questa invasione di campo.
Ma Starace se la prende con il Pd locale che ha sempre contestato quel Consiglio di Amministrazione e la risposta della Segretaria cittadina, dott.ssa Franca Rossi, non si è fatta attendere.
Anche la Rossi pasticcia sulla perdita dei consensi del Pd locale, facendo forza sul dato delle comunali e negando che rispetto alle Regionali del 2010 il Pd locale abbia perso la bellezza di 700 voti.  A dimostrazione che le elezioni non le perde mai nessuno, la Rossi giustifica l’errato confronto di voti col fatto che questa tornata elettorale a Vico Equense abbia assunto carattere di elezione comunale, visto che nella lista di Forza Italia era presente Gennaro Cinque, avversario ormai storico del centrosinistra. E stabilisce che non sia andata poi tanto male, nonostante il partito non superi il 10% dei consensi.
Prime scintille dunque sul territorio dopo l’uscita di scena di Gennaro Cinque, ex sindaco decaduto e vittima di una sonora sconfitta alle elezioni regionali.
Cinque, dopo la debacle elettorale nella quale ha perso migliaia di consensi granitici fino a qualche anno fa, si è chiuso in un rigoroso silenzio ed è diventato invisibile. Non ha rilasciato dichiarazioni nel prendere atto dell’abbandono di quasi  metà dell’elettorato. Già nella serata di chiusura della campagna elettorale l’atmosfera non era delle migliori. Poca gente e pochi amici seduti al tavolo a fianco a lui. Inoltre Forza Italia non si è vista, non un parlamentare, non un consigliere regionale, a parte, qualche giorno prima, il suo mentore Martusciello.  Mancava soprattutto un pezzo fortissimo della sua ex maggioranza, Andrea Buonocore, che probabilmente non gli ha perdonato di essere rimasto a becco asciutto nella spartizione dei poteri.  L’ex sindaco ha pagato lo scotto delle sue ostinazioni, della sua testardaggine assaporando per la prima volta nella sua carriera politica l’amaro sapore della sconfitta.
Restano ben visibili e si consolidano nella loro azione sociale, le associazioni spontanee dei cittadini e le fondazioni che si danno un gran da fare, a loro dire solo per fare qualcosa di utile per la cittadinanza.  Nel vuoto immenso lasciato da Gennaro Cinque però è difficile immaginare che non si stia tentando di occupare spazi politici. Ed è facile presumere che alle prossime comunali  nasceranno molte liste civiche di sicuro interesse per i cittadini e capaci di racimolare qualche migliaio di voti.  Destra e sinistra sono diventati concetti abbastanza labili e non sarà difficile nemmeno vedere nuovi salti della quaglia. Di sicuro, contrariamente a quanto dice l’avvocato Starace, l’interesse non sarà calamitato dai partiti tradizionali. Men che meno dal centro-sinistra di cui ormai non esiste più traccia.
Maria D’Ordia per "Il Gazzettino Vesuviano"
Nella foto: chiusura della campagna elettorale di Gennaro Cinque